29.01.2026
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Fashion

Chanel sfila nel bosco delle favole, trasparenze e piume per la prima Haute Couture di Blazy


Uccellini e animali del bosco aiutano a cucire i vestiti, mentre le modelle scendono in passerella tra enormi funghi e salici dalle foglie rosa, sulle note di una canzone della Bella addormentata nel bosco. C’è tutto della favola (Disney, perché Matthieu Blazy in fondo è un Millennial semplice) al Grand Palais per la Haute Couture di Chanel. Una fiaba richiamata anche dagli abiti: i funghi degni del bosco di Alice nel Paese delle Meraviglie tempestano gli orli dei completi in trasparenza, piume come tentacoli si aprono sui maxi abiti, un po’ alla Ursula, la strega della Sirenetta. 

La sfilata 

Il defilé, debutto di Blazy nella Haute Couture, incanta per l’impalpabilità dei toni pastello, la leggerezza dei materiali e le trasparenze.

Senza dimenticare frange, paillettes e le piume tanto care al nuovo direttore creativo. Le silhouettes sono anni Venti, i classici completi Chanel vengono declinati con trasparenze e rouches, ma il tweed c’è comunque perché l’eredità di mademoiselle Coco non si può ignorare, tantomeno se ti chiami Matthieu Blazy e in ogni sfilata recuperi l’heritage della fondatrice. Per quanto riguarda gli accessori, le borse sono ridotte a poche bustine color pastello, la punta nera delle iconiche slingback cambia forma così come il tacco, che diventa un funghetto di corallo rosa. 

I dettagli

Le creature in passerella sono fate del bosco, sirene dai colori cangianti, principesse delle fiabe, perfino una strana donna-cespuglio ricoperta di piume. Qualcuno nota che la camminata è incerta: forse i tacchi sono un po’ instabili o forse le scarpe sono troppo alte. Il tutto si chiude trionfalmente sulle note di Bitter Sweet Symphony dei The Verve sempre per il Millennial semplice di cui sopra. La Chanel di Blazy, dopo aver sfilato in metropolitana, ribadisce il concetto: la Haute Couture non è l’emblema di un lusso inarrivabile ma punta sull’artigianalità e su linee e materiali preziosi. D’altra parte, per tagli e colori, sembra il logico prosieguo della sfilata di debutto del direttore creativo: il messaggio dell’accessibilità invece è il seguito della Métiers d’Art nella metro di New York. Un pizzico di esclusività è data dalla scelta, controcorrente, di non andare in diretta live, ma di riservar la sfilata in anteprima agli invitati trasmettendola poi sui canali della maison nel pomeriggio. Qualcuno, sui social, nata l’assenza di abiti da sera che fanno sognare (non è Schiaparelli), ma l’intento di Blazy è chiaro e segue un filo logico preciso. D’altra parte non era proprio Coco Chanel ad affermare che gli abiti dovessero prima di tutto essere comodi? 


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