02.02.2026
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Economy

Carte di credito, Trump propone di ridurre gli interessi negli Usa. Ecco quanto costa indebitarsi in Italia


La proposta del presidente Usa Donald Trump di mettere un tetto al 10% agli interessi delle carte di credito ha riacceso il dibattito su quanto costa indebitarsi tramite questi strumenti che, negli Stati Uniti, arrivano a far pagare interessi superiori al 20%, con punte del 25%. In Italia, come emerge dall’analisi di Facile.it, i tassi sono più contenuti, ma variano a seconda della tipologia di carta di credito: se a saldo o revolving.

La prima consente di ottenere dalla banca un plafond che, se speso, deve essere restituito interamente in un’unica soluzione. Questo strumento normalmente non prevede l’aggravio di interessi, a meno che il cliente non ritardi nel rimborsare il capitale utilizzato. La carta revolving, invece, consente al proprietario di rimborsare a rate mensili il plafond speso grazie a una linea di credito «rotativa» che si ricarica man mano che si restituiscono i soldi. Su queste rate, l’istituto emittente applica un tasso di interesse che, normalmente, varia tra il 15% e il 18%, ma può in alcuni casi superare il 23%.

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Tassi applicati e tassi soglia in Italia

Bankitalia monitora trimestralmente l’andamento dei tassi di interesse che gravano su questi prodotti in Italia. Secondo l’ultima rilevazione trimestrale, il tasso Tegm (Tassi effettivi globali medi) per il credito revolving si attesta a 15,77%, mentre per i finanziamenti con utilizzo di carta di credito scende all’11,76%.

Seppur non perfettamente coincidente con il tasso Taeg (Tasso annuo effettivo globale) espresso nei fascicoli informativi, questo valore è importate sia perché dà una dimensione di quanto costi in media indebitarsi in Italia con questi strumenti e, soprattutto, sia perché serve come base di calcoli sulla quale la Banca d’Italia definisce i tassi soglia ai fini dell’usura che, attualmente, sono pari a 23,7% per le carte revolving e a 18,7% per i finanziamenti con utilizzo di carte di credito.

«Un limite al 10% in Italia, se da un lato tutelerebbe i consumatori dal caro-interessi, dall’altro rischierebbe di produrre una forte contrazione del credito e le banche potrebbero smettere di concedere carte a chi ha un profilo medio-basso e quindi per loro altamente a rischio», spiegano gli esperti di Facile.it. «La vera sfida non è solo il prezzo, ma l’educazione finanziaria dei consumatori: gli strumenti di credito sono importanti, sia per sostenere i consumi, sia per aiutare le famiglie a far fronte a imprevisti o spese importanti, ma è fondamentale utilizzarli con consapevolezze evitando di sovraindebitarsi».

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Carte revolving: cinque consigli per non fare errori

Per aiutare i consumatori a scegliere con attenzione, ecco un breve vademecum in 5 punti con i consigli degli esperti di Facile.it.

1. Banca retail o emittente specializzato?

La scelta dell’istituto da cui prendere la carta revolving è importantissima e per questo è bene conoscere la differenza tra carte di banche retail e di emittenti specializzati. Le prime sono spesso collegate a un conto corrente e offrono tassi più competitivi proprio in virtù di una valutazione complessiva che l’istituto di credito fa del cliente. Le seconde, modello più vicino a quello statunitense, sono carte di credito non collegate ad un conto corrente. Questo, da un lato, garantisce in una maggiore semplicità di ottenimento, dall’altro, si traduce in maggiori rischi per l’istituto emittente che, per tutelarsi, applicherà dei tassi di interesse più alti, che in alcuni casi possono avvicinarsi ai limiti soglia.

2. Occhio a Tan, Taeg e al tasso soglia

Tan e Taeg sono due sigle importantissime che bisogna conoscere per scegliere con consapevolezza la carta revolving più adatta alle proprie esigenze. Il primo (Tasso annuo nominale) rappresenta il tasso di interesse, espresso in percentuale, applicato dall’istituto emittente.

Il secondo indica invece il costo complessivo del finanziamento tenendo conto non solo degli interessi, ma anche di altre voci quali le spese di istruttoria, le imposte, l’incasso rata e così via. Questo è il tasso corretto da guardare quando si vogliono confrontare le offerte di istituti diversi.

Attenzione però a non confondere il Taeg con il tasso soglia d’usura definito dalla Banca d’Italia, che invece è si basa sul Tegm, perché il metodo di calcolo per questi due parametri è differente.

3. Attenzione ai costi fissi come il canone

Oltre al tasso di interesse, nella valutazione di una carta di credito retail è importante tenere d’occhio anche altri eventuali costi richiesti dall’istituto emittente. Voci come, ad esempio, il canone annuo, le commissioni per i prelievi, costi di attivazione e il tasso di cambio valuta, possono rappresentare una spesa importante a fine anno e quindi vanno tenuti in considerazione. Fondamentale, in questo senso, è sapere quali sono le nostre esigenze, così da poter scegliere lo strumento più adatto.

4. Valutare un prestito

La carta revolving è uno strumento utile per gestire piccoli imprevisti o spese impreviste, ma se l’intenzione è quella di utilizzarla come una sorta di “micro prestito”, rateizzando quindi il debito ogni mese, si rischia di pagare interessi molto alti. Se si ha necessità di liquidità, un’alternativa potrebbe essere quella del prestito personale, che consente di ottenere importi fino a 60mila euro con tassi più contenuti rispetto alle carte revolving.

5. Confrontare le offerte

Come sempre, confrontare le offerte tra più istituti emittenti, siano essi banche retail o emittenti specializzati, è fondamentale perché le politiche di tasso, i costi e le condizioni applicate possono variare sensibilmente da uno all’altro. Analizzando l’offerta disponibile online*, ad esempio, Facile.it ha evidenziato che i tassi di interessi applicati su una carta revolving possono variare sensibilmente. Si parte dal 4% per una carta di una banca retail fino a superare il 23% per quelle di emittenti specializzati.

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