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Borsa in calo, pesa il dl Bollette. Goldman Sachs: sale il rischio Paese


La mannaia di Piazza Affari è arrivata puntuale. Conti tutti da rifare per molte, non tutte le società energetiche italiane dopo il Decreto Energia approvato dal governo che punta oltre 5 miliardi per tagliare le bollette di famiglie e imprese. Vanno rivisti profitti e utili, e anche gli investimenti, per tener conto del calo dei prezzi di elettricità e gas per i generatori, avvertono gli operatori in coro e sottolineano gli analisti. Con Goldman Sachs che arriva a profilare per il settore «un aumento del premio legato al rischio paese», tra gli effetti del provvedimento che «andrà incontro con ogni probabilità allo stop Ue». E ancora: «Il Decreto potrebbe scoraggiare gli investimento e causare una carenza di energia entro 5-7 anni», dicono gli esperti. Eppure per la premier Giorgia Meloni, il provvedimento «è molto importante e molto coraggioso». Perché «allevia il costo delle bollette per le famiglie più fragili, per le imprese, con benefici tangibili, significativi», frutta l’aumento dell’Irap per gli produce energia «per distribuire», e soprattutto «sulla media-lunga distanza si vedrà meglio l’impatto della misura», ha raccontato ieri a SkyTg24 alla fine di una giornata difficile in Borsa.

Il giudizio

Così il bilancio pesante del settore energia, che ha penalizzato ieri in particolare chi produce elettricità ha trainato al ribasso l’indice di Piazza Affari (-1,22%). Da giorni la minaccia di un provvedimento allo studio per tagliare i prezzi dell’energia con impatto soprattutto sui produttori da rinnovabili aveva messo in ginocchio certi titoli. Ieri la conferma. In prima fila A2A (-2,21%), Edison risparmio (-6,44%), Enel (-3,59%), Iren (-2,20%), Acea (-2,02%), Erg (-3,29%) e Italgas (-1,37%), mentre si salva Eni (+1,39%).

Ancora molti aspetti vanno chiariti sull’impatto. Vanno valutate le eventuali posizioni di hedging (copertura, ndr), l’effetto sull’import e l’export di energi, e andrà certamente chiarito se lo spostamento in bolletta del costo degli Ets, la tassa europea per chi inquina, supererà il via libera europeo, fa notare anche Santander. L’introduzione è prevista dal 2027, ma nel frattempo Bruxelles dovrà dire la sua, speriamo con tempi compatibili con un settore appeso al filo che ora dovrà dosare anche gli investimenti. Il fattore incertezza, si sa, non è mai amico dei mercati e soprattutto i produttori di elettricità più esposti sulla produzione di energia rinnovabile dovranno tenerne conto anche dell’aggiornamento dei piani industriali, per molti in rampa di lancio. E dunque il rischio Europa è in cima alle preoccupazioni anche di Citi (che vede un impatto su profitti e valutazioni su tutto il settore Ue), Barclays, Equita, Intermonte e Banca Akros. 

Non solo. A leggere i report snocciolati dopo il Decreto, non si può escludere anche un effetto emulazione in altri paesi Ue nel gestire la questione Ets. Come dire che il precedente italiano può far scattare un liberi-tutti sugli Ets dicono gli analisti, con tanto di incertezza allargata sul settore europeo. Ecco perché Bruxelles potrebbe storcere il naso, decisa com’è a fare una riforma del mercato da decidere in Europa. 

I numeri

Non è infatti solo una questione di numeri, che pure contano, ma di «clima in peggioramento sul settore», per gli analisti di Intesa Sanpaolo che guardano quindi al «rischio regolatorio dell’Italia». Dunque giudizio sospeso, al momento sullo spostamento del costo degli Ets dal prezzo dell’energia all’ingrosso, le prime simulazioni sull’aumento dell’Irap al 2,5% che coinvolge questa volta tutto il settore energetico per due esercizi (2026-27), nessuno escluso ( il gettito complessivo è di un miliardo) parlano di un impatto negativo sull’utile per azione sulle azioni coperte intorno al 3% tra 2026-27, che corrisponde un effetto medio sulla capitalizzazione tra lo 0,4 e lo 0,5%. 

Per Intermonte, «considerando la quota di attività domestiche soggette all’Irap aggiuntiva rispetto al totale delle attività di gruppo, stimiamo un impatto sull’Eps 2026 di circa il 3% per le Utilities Regolate, del 2% per le Utilities Integrate (ad eccezione di Acea all’1%) e per Erg. Per le società del settore energetico, l’impatto è molto più limitato (circa l’1% per Eni) e sostanzialmente nullo per gli altri titoli». Gli stessi analisti sono più o meno allineati al resto delle valutazioni sul mercato. «Nel calcolare uno scenario peggiore per i produttori rinnovabili», dicono, «assumiamo un potenziale impatto negativo complessivo sul Prezzo Unico Nazionale di 25-30 euro/MWh. I titoli più penalizzati sarebbero Erg, seguita da A2A, Iren ed Enel. E mentre Confindustria plaude ai tagli delle bollette per le imprese, le Associazioni dei consumatori chiedono di più e soprattutto più chiarezza.
 


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