Risparmio e investimenti, ogni venerdì
Iscriviti e ricevi le notizie via email
Si allarga la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio, con presidi lungo le principali arterie del Mezzogiorno, rallentamenti alla circolazione e timori per i rifornimenti. Ieri la mobilitazione ha coinvolto Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, intrecciandosi con le contestazioni degli agricoltori e con le tensioni che nei giorni precedenti avevano interessato la raffineria Eni di Taranto, snodo strategico per l’approvvigionamento del Sud.
https://www.youtube.com/watch?v=FO-ZyaMF1x0
Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha indicato la necessità di reperire almeno 80 milioni di euro di risorse immediate, richieste al ministero dell’Economia, per attenuare l’impatto dei rincari. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha riconosciuto il diritto a manifestare, distinguendolo però dai blocchi che impediscono la distribuzione delle merci. «Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato», ha ammonito.
L’incontro con le associazioni di categoria è fissato al 27 ottobre, ma Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, ne chiede l’anticipo. Secondo un’indagine di Facile.it ieri il gasolio self costava in media 2,25 euro al litro e soltanto il 26% dei distributori analizzati lo vende sotto i 2,20 euro, nonostante le iniziative di contenimento dei prezzi adottate da alcune compagnie petrolifere.
Le Marche sono la regione più conveniente per il diesel, con il 38% degli impianti sotto la soglia, mentre Campania (14%), Basilicata (16%) e Calabria (19%) sono le più penalizzate. Per la benzina il 52% dei distributori si tiene sotto i due euro al litro.
Le tensioni
Le conseguenze dei blocchi rischiano di estendersi anche ad altre filiere. I distributori farmaceutici temono ritardi e veri e propri stop nelle consegne di medicinali e vaccini, compresi quelli salvavita, pur assicurando per ora la regolarità delle forniture. Sul fronte alimentare cresce il timore di scaffali vuoti se la protesta dovesse proseguire: dal porto di Palermo gli autotrasportatori hanno dichiarato di voler continuare il presidio finché i supermercati non resteranno senza prodotti.
Intanto, secondo Adusbef, a settembre i prezzi sono aumentati su base annua del 28% per i carciofi, del 27,2% per le fragole e del 19,3% per i pomodori, anche sotto la spinta dei rincari energetici e dei carburanti. In Campania i camionisti hanno presidiato i punti nevralgici delle province di Napoli e Caserta. Sulla A30 Caserta-Salerno è stata temporaneamente chiusa l’uscita di Nola in entrambe le direzioni.
In Puglia, dove la protesta era già in corso da giorni, circa 500 tir hanno percorso la statale 379 da Brindisi verso Bari, mentre nel Foggiano la mobilitazione è arrivata al sesto giorno. In Basilicata il presidio sulla statale 106 Jonica, tra Policoro e Scanzano Jonico, ha provocato rallentamenti e code. Non ha fermato le iniziative lo stanziamento regionale di 17 milioni, di cui dieci destinati all’agricoltura e sette all’autotrasporto e alla logistica.
Per oggi è prevista una marcia di trattori da Montescaglioso a Matera. In Calabria Fedralog ha avviato una mobilitazione destinata a proseguire fino a martedì prossimo, con una quindicina di presidi vicino a infrastrutture strategiche, tra cui il porto di Gioia Tauro e l’aeroporto di Lamezia Terme (con conseguenti ritardi per gli aerei). La federazione ha avvertito che, senza risposte, i camion potrebbero raggiungere Roma.
In Sicilia, dove il fermo dell’autotrasporto merci è stato proclamato fino a martedì, a Palermo i manifestanti hanno presidiato l’accesso al molo Santa Lucia, ostacolando l’uscita dei tir e rallentando le operazioni di scarico.
Il Comitato trasporti siciliani ha spiegato che con il carburante a 2,30 euro ogni pieno comporterebbe circa mille euro di spesa aggiuntiva, oltre ai costi dei traghetti.
Le opposizioni chiedono interventi più incisivi. Giuseppe Conte, dopo aver incontrato alcuni autotrasportatori nella zona di Maddaloni, ha proposto un tetto al prezzo dei carburanti e misure finanziate anche attraverso gli extraprofitti delle compagnie energetiche. Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, sostiene la proposta delle associazioni dei gestori Faib Confesercenti e Fegica per un tetto temporaneo ai prezzi, da attivare in circostanze eccezionali.
Ad Andria è stato deciso di avviare lo smantellamento dei presidi di autotrasportatori e olivicoltori dopo una riunione del tavolo di crisi comunale.
I rischi
La situazione dei rifornimenti resta disomogenea. In alcune zone della Basilicata diversi distributori hanno esposto cartelli di carburante esaurito, innescando code e acquisti preventivi. Il prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, ha precisato che nella provincia non risultavano criticità tali da giustificare una corsa indiscriminata alle pompe: alcuni impianti presentavano difficoltà, ma non emergeva una carenza generalizzata; inoltre, polizia, vigili del fuoco e ambulanze non segnalavano problemi nei rifornimenti.
In Calabria l’approvvigionamento ha mostrato segnali di miglioramento nel corso della giornata di ieri, con la ripresa delle consegne delle autobotti dai depositi di Vibo Valentia dopo lo sblocco dei presidi davanti alla raffineria di Taranto. Le code residue erano più contenute e il ritorno alla normalità veniva atteso nei giorni successivi.
La crisi dei carburanti coinvolge anche il trasporto aereo. In Puglia, però, è rientrata l’allerta sulla disponibilità di carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi, dopo le difficoltà legate alla situazione della raffineria di Taranto. Gli avvisi operativi sono stati revocati e Aeroporti di Puglia ha precisato che gli scali avevano continuato a operare regolarmente anche durante l’allerta.
Le tensioni sui carburanti interessano nel frattempo anche il resto d’Europa. In Francia, dopo le code e le difficoltà segnalate nei giorni precedenti, ieri il 12,4% delle stazioni di servizio monitorate risultava senza almeno un tipo di carburante, secondo i dati diffusi nel pomeriggio. In 304 impianti non era disponibile nessuno dei prodotti abitualmente venduti, mentre il gasolio risultava esaurito nel 3,6% delle stazioni analizzate. La Commissione Ue, però, rassicura: l’offerta di diesel nel mercato europeo è stabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
