21.01.2026
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Economy

Bending Spoons, banche in fila per l’ipo Sbarco atteso nel 2027 a Wall Street


Banche in fila per prenotare un posto nel consorzio di collocamento negli Usa di una quota attorno al 30-35% di Bending Spoons, azienda italiana che da sviluppatrice di app sta diventando dominatrice digitale globale. L’operazione dovrebbe arrivare al traguardo nel primo trimestre 2027 a Wall Street e una decisione è attesa a fine giugno. Nel pool, secondo fonti bancarie, ci saranno quasi certamente Intesa Sp e Bpm che sono stati in prima fila nel recente finanziamento di 2,8 miliardi per acquisire Aol (da Yahoo), Vimeo, Brightcove, WeTransfer, Evernote, Koomoot. Ca’ de Sass ha coperto una quota di 372 milioni, Piazza Meda 230 milioni pari a Bnp-Bnl, seguiti da Bper 61,8 milioni. La società milanese coinvolgerà naturalmente le grandi banche Usa come JpMorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup e Wells Fargo. Precoci le valutazioni: 25-30 miliardi. Per mettere sulla rampa di lancio dell’Ipo tramite un’opvs, sono necessari alcuni passaggi preliminari, come la semplificazione della governance.

La sproporzione

Oggi la società fondata da cinque soggetti, tra cui i quattro amici milanesi ancora alla guida (Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella) che hanno azioni A che attribuiscono da 1 a 5 voti nelle assemblee; poi ci sono azionisti B (un voto con limitazioni e trasferibilità a soggetti che esercitano attività non concorrenti) e azionisti C (un voto con altre limitazioni).

In meno di un decennio, Bending Spoons è passata dall’essere una startup italiana focalizzata su app ad un aggregatore globale di marchi tecnologici in difficoltà. Il recente accordo per l’acquisizione di AOL, l’icona della prima ondata di Internet, segna una pietra miliare nella sua strategia di espansione. La recente campagna acquisita sta sollevando interrogativi sulla sostenibilità di un modello di crescita costruito su debito, ristrutturazioni aggressive e integrazione di brand storici. Questa serie di operazioni riflette un approccio che alcuni osservatori similmente a quello del private equity, pur applicato al software piuttosto che alle imprese tradizionali: acquisire asset sottoperformanti, contenerne i costi, razionalizzare prodotti e monetizzare utenze consolidate.

Nell’ottobre scorso la società ha portato a termine un round di raccolta di 710 milioni tra primario e secondario. Nel primo semestre 2025 Bending Spoons ha realizzato ricavi pari a 524 milioni, quasi il doppio (+98,5 %) rispetto alla prima metà del 2024; l’ebitda rettificato ha raggiunto circa 264 milioni, corrispondente a un margine sulle vendite superiore al 50%.


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