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Basi italiane in Medio Oriente, quante sono e dove si trovano (e quali sono nel mirino degli attacchi iraniani)


Duemila cinquecento. È questo il numero complessivo dei militari italiani dispiegati nel golfo persico. Schierati in quell’area alle porte del conflitto mediorientale, che potrebbe ora protrarsi — come dichiarato dal presidente americano, Donald Trump — per oltre quattro settimane. Un articolato dispositivo militare che si estende dal Mediterraneo e dall’Egitto fin ai Paesi arabi, Giordania e Qatar. Non sono lì per la guerra, anche se ad alcuni la guerra sembrerebbe averli raggiunti. La situazione più delicata infatti riguarda i trecento che fanno parte del contingente impiegato in Kuwait — ospitato nella base di Ali Al Salem, finita nel mirino della reazione iraniana. Un missile balistico, avrebbe infatti raggiunto la base militare che ospita le truppe italiane insieme a 13.500 soldati americani, devastando l’area logistica della struttura, e riducendo in cenere almeno 50 alloggi e parchi macchine. «I militari dell’Aeronautica militare che sono nella base — rassicura il ministro degli Esteri, Antonio Tajani — sono tutti incolumi. Erano tutti nel bunker quindi ci sono stati danni ingenti alla pista ma non ci sono militari italiani feriti», ha dichiarato. 

Non solo in Kuwait però. Anche a Erbil, nel Kurdistan iracheno, un missile è caduto a poca distanza dalla base dove sono presenti anche militari italiani, lì per la formazione delle forze di sicurezza locali. Anche stavolta, nessuna conseguenza seria. 

Perché sono lì?

Sono due le missioni attive nelle due basi: la Nato Mission Iraq — istituita a Baghdad nell’ottobre 2018 con l’obiettivo di offrire un ulteriore sostegno al governo iracheno nei suoi sforzi di stabilizzazione del Paese e di contrasto al terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni — e l’Operazione Prima Parthica, avviata nel 2014 per contrastare i terroristi del Daesh attivi in Iraq e Siria.

A rischio anche la missione Unifil

Ad essere a rischio, anche il contingente militare della missione Unifil in Libano, confinante con l’attività militare israeliana rivolta contro le basi di Hezbollah, storico alleato dell’Iran. Anche in questo caso, le truppe sono in stato d’allerta, riparate nei bunker. Tutte le missioni restano al momento operative, ma le attività non essenziali sono state sospese.

Tutti i militari italiani della zona sono ben protetti, ha spiegato Tajani. «Dall’Iraq al Libano, alla Giordania, in Cisgiordania, ovunque ci siano militari italiani sono in condizioni di essere ben protetti perché sono tutti nel bunker».


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