03.01.2026
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Politics

«Aiuti militari e civili a Kiev. Putin? Inventa sempre una scusa nuova, non capisco chi lo tifa»


Ministro Crosetto, il dl per gli aiuti all’Ucraina ha ottenuto il via libera dopo una lunga trattativa interna alla maggioranza. Cosa cambia nella sostanza?

«Quella che lei definisce una “lunga trattativa” c’è stata solo sui mezzi di informazione. Nella realtà, in meno di 10 minuti avevamo trovato un accordo, già settimane fa. Non mi pare che sia cambiato molto tranne il fatto che si sono sottolineati, giustamente, gli aiuti non militari e l’importanza della difesa aerea dell’Ucraina. Anche perché ogni aiuto che abbiamo dato, in tutti questi anni, e che daremo, serviva a una nazione attaccata che cercava di resistere e non ad una nazione che cercava scontri o guerre. Nessuno più dell’Ucraina vuole vedere finire questa follia».

Più aiuti civili e meno armi?

«Invieremo tutto ciò che riusciremo e cioè ogni cosa possa servire per lenire il dolore e ad aiutare civili innocenti. Come abbiamo fatto a Gaza. Noi siamo così, siamo italiani».

È stata dura stavolta?

«No, per nulla. La realtà è molto diversa dal racconto che ne è stato fatto. Anche perché questo decreto nasce prima di questo governo».

Oggi né lei né Salvini eravate in Cdm. Lei come mai non c’era?

«Perché sono all’estero e, in più, sono pure malato. Ma era previsto da tempo che non ci fossi».

E Salvini invece? Non manda proprio giù la proroga degli aiuti…

«Il decreto è stato condiviso e concordato. Con tutti».

Ieri con l’incontro a Mar-a-Lago sembrava essersi aperto qualche spiraglio per la pace, ma oggi Putin accusa Zelensky di avere attaccato una delle sue residenze. Si torna al punto di partenza?

«Putin mi ricorda il lupo della favola di Esopo ripresa da Fedro: se non basta una scusa, ne inventa una pur di poter giustificare la sua assurda violenza e una guerra che non ha ragione di esistere e che lui ha provocato. Ma ciò che mi colpisce non sono Putin e i suoi sodali, ma gli italiani che tifano per lui perché la Russia è più forte e lui carismatico. Giustificare l’ingiustizia, la violenza, la guerra, con la simpatia o con la logica del più forte è un atteggiamento da vigliacchi e da deboli che si spacciano per presunti esperti».

Che idea si è fatto dell’incontro Trump-Zelensky?

«Non faccio idee, non mi interessano pareri, mi limito ad aspettare la realtà dei fatti che — spero — verranno».

Nel caso in cui si dovesse raggiungere un cessate il fuoco e dovesse delinearsi una missione sotto l’ombrello Onu, l’Italia sarebbe pronta a fornire il suo contributo?

«Vedremo. Per ora c’è la guerra, che peggiora ogni giorno».

Le opinioni pubbliche in Occidente mostrano sempre più insofferenza verso il conflitto e sempre meno solidarietà verso gli aggrediti. E’ sempre più duro sostenere Kiev?

«Nessuno vuole parlare di cose brutte e siamo tutti portati all’egoismo: non ci interessa il destino degli altri, soprattutto se sono lontani. Se gli americani avessero ragionato così, oggi noi vivremmo sotto gli eredi di Hitler. É dura e sarà sempre più dura. Io preferisco scegliere ciò che è giusto, anche se resto solo, piuttosto che farmi trascinare dalla marea di chi preferisce cose facili, anche se sbagliate».

Il Donbass. Come si risolve?

«Si sta trattando e si deve trattare. Noto, però, che l’unico veramente aperto alla trattativa è Zelensky. Putin fa finta».

Una possibile soluzione alla coreana o alla cipriota è possibile? Un accordo in cui nessuno vince ma ognuno può rivendicare di non aver perso…

«Questa è la proposta messa sul tavolo già un mese fa: cristallizzare l’attuale confine e creare una fascia di rispetto di 40 km. Ma, sempre i russi, fanno finta di non sentire…».

L’inchiesta di Genova sui fondi ad Hamas. Dopo l’arresto di Hannoun, Fdi e Lega invitano la sinistra a chiedere scusa

«Non ho seguito la vicenda, ma ciò che si muove dietro alcuni esponenti dei movimenti pro Pal e dietro i fiancheggiatori di Hamas è inquietante e pericoloso. Hamas è un’organizzazione terroristica. Prendiamone atto. Punto».

Ha fatto molto discutere il suo paper sulla guerra ibrida: “Ci sveglieremo un giorno di fronte a un danno catastrofico e ci chiederemo sorpresi cosa sia avvenuto». Quanto tempo abbiamo?

«Il tempo per capire e introiettare i rischi della guerra ibrida è già scaduto: ci siamo dentro da tempo e ogni giorno. Ma ci stiamo attrezzando. Nonostante alcuni pensino che il problema si risolva con più burocrazia e non più azione».

Spese sulla difesa. Con la crescita ferma al palo in tutta Ue, per gli italiani diventa difficile comprendere perché si debba spendere di più in armi. Come glielo spiega a chi fatica a far quadrare i conti a fine mese?

«Cosa c’entra la spesa della difesa con i problemi di fine mese? La sua domanda è posta in modo da suscitare una risposta banale e scontata: la difesa è il prerequisito perché esistano libertà pace e democrazia. Non un’alternativa».

Due anni fa fece molto discutere una sua intervista in cui espresse il timore nel governo di nuove inchieste che portassero a spallate. Quel timore è ancora vivo? Sa, con il referendum sulla giustizia in arrivo…

«La vicenda dossier dimostra che avevo ragione, ma non so se la giustizia prevarrà. Almeno quella con la G maiuscola».


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