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Secondo ricerche condotte da geofisici della Technical University of Munich (TUM), la rotazione della Terra sta rallentando gradualmente. Se questo processo continuasse per milioni di anni, un “giorno” terrestre potrebbe durare circa 25 ore. Chiariamo, non si tratta di nulla che potremo mai raccontare ai nopotini. Il team che ha presentato la ricerca parla di un arco temporale di 200 milioni di anni. La causa principale è l’attrito mareale generato dalla Luna: la gravità lunare solleva le maree, e lo sfregamento delle masse d’acqua contro i fondali sottrae energia alla rotazione terrestre. Questo trasferimento di energia fa allontanare gradualmente la Luna e allunga i giorni sulla Terra. Nel frattempo, la Luna si sta allontanando dalla Terra di circa 3,8 centimetri all’anno. Questo dato è misurato con estrema precisione grazie agli esperimenti di laser ranging installati dopo le missioni Apollo.
Cosa cambierebbe con un giorno di 25 ore?
- Calendari e sistemi di misurazione del tempo dovrebbero essere rivisti: il numero di giorni in un anno diminuirebbe da 365 a 350.
- Tecnologie critiche come GPS e satelliti, che si basano su sincronizzazioni estremamente precise, richiederebbero aggiornamenti.
- Anche i ritmi biologici umani (cicli circadiani di circa 24 ore) verrebbero messi alla prova, con possibili adattamenti evolutivi nel lungo periodo.
È una minaccia per noi oggi?
No. Questo cambiamento è estremamente lento e misura variazioni di millisecondi ogni secolo. Non avremo un giorno da 25 ore nella nostra vita, ma la ricerca aiuta gli scienziati a comprendere meglio la dinamica Terra–Luna e la fisica dei sistemi planetari. Un giorno, comunque, non è sempre durato 24 ore sulla Terra. Le prove arrivano dalle rocce antiche e dai fossili. Circa 2 miliardi di anni fa, un giorno durava dieci ore. Intorno a 600 milioni di anni fa, la durata era di circa 19,5 ore. Oggi siamo a una media di 24 ore. Tra 200 milioni di anni, le proiezioni indicano 25 ore. Queste ricostruzioni derivano dall’analisi di strutture sedimentarie e fossili di coralli antichi, che conservano “registrazioni” naturali del numero di giorni in un anno.
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