Con la morte di Francesco Paolo Casavola, avvenuta ieri a Napoli, si spegne una delle voci più autorevoli della cultura giuridica, del mondo accademico e nelle istituzioni italiane. Nato a Taranto nel 1931, si è formato nel contesto accademico napoletano, intellettualmente ricco e vivace, divenendone poi uno degli studiosi più rappresentativi.
Le sue ricerche e l’insegnamento del diritto e della storia delle istituzioni romane si sono sviluppate in un ambiente fertile, rappresentato dalla scuola romanistica napoletana, tra le più autorevoli in Europa, i cui esponenti non di rado hanno mostrato un rilevante impegno civile, accanto alla passione per gli studi e per la formazione dei giovani nei corsi della Facoltà di giurisprudenza.
La consapevolezza del valore da attribuire ancora oggi all’impianto razionale e logico del diritto romano, unitamente alla visione storica del diritto, in rispondenza alla evoluzione delle esigenze della società, costituisce una base metodologica che non è rimasta circoscritta nel circuito accademico. È una impostazione culturale che traspare nel sottofondo di Casavola anche quando è impegnato quale operatore del diritto, chiamato ad affrontare e risolvere problemi della realtà contemporanea, siano essi la valutazione della costituzionalità delle leggi, esaminate da giudice e presidente della Corte costituzionale, sia in ambito internazionale, quale componente della Commissione di arbitrato per l’ex Jugoslavia, nel 1993 e 1994.
L’ELEZIONE ALLA CONSULTA
Né sono mancati altre attività che hanno messo a frutto le sue riconosciute doti di autorevolezza e indipendenza: quale giudice della Corte costituzionale nel 1986, poi Garante per l’editoria e la radiodiffusione, dal 1996 al 1998; presidente dell’Istituto della Enciclopedia italiana dal 1998 al 2009, dopo la cessazione del mandato di presidente della Corte; presidente del Comitato nazionale di bioetica nel 2006.
Non è meno rilevante, nella personalità di Francesco Casavola, la formazione cattolica anche nella dimensione civile e sociale. Prima quale aderente alla Fuci, l’associazione che raccoglie gli universitari cattolici, poi come componente e presidente del Meic, il movimento di impegno culturale che ha formato personalità di rilevo, impegnate nel servizio alla società e alle istituzioni.
La visione istituzionale di Casavola è caratterizzata dall’impostazione pluralistica e democratica che, con il primato della dignità della persona e la garanzia dei diritti fondamentali, è alla base della costituzione. Ai valori di fondo si unisce una attitudine personale all’ascolto e al dialogo, per la ricerca di una condivisione degli elementi essenziali della comunità.
PRINCIPI SUPREMI
Si deve alla scrittura di Casavola la prima sentenza della Corte costituzionale che afferma esplicitamente la esistenza di principi supremi, sottratti anche al potere di revisione della Costituzione. E tra questi il principio di laicità, che si ricava oltre che dalla garanzia della libertà e dell’eguaglianza senza distinzione di religione, anche dal rapporto concordatario e di cooperazione con la Chiesa cattolica e mediante intese con le altre confessioni religiose. Laicità che implica anche il rilievo sociale della dimensione religiosa e un servizio a servizio della comunità anche mediante l’insegnamento della religione nel contesto delle finalità della scuola pubblica, cui si presti libera adesione.
Sono meno noti alcuni aspetti della personalità di Casavola, che possono apparire poco rilevanti, eppure non sono privi di significato. Alla capacità di ascolto, di dialogo e condivisione, nella conduzione delle discussioni nelle camere di consiglio della Corte costituzionale, destinate a rendere naturale la massima convergenza, si univa nella attività organizzativa l’attenzione per le iniziative innovative che venissero proposte, la promozione della collaborazione e la intelligente delega, sia pure informale, per quelle valutate positivamente. Inoltre chi ha avuto la fortuna di cogliere qualche aspetto della preparazione di suoi interventi, può ricordare come ad una fase di lettura e di documentazione, seguisse immediatamente e in maniera del tutto fluida la scrittura di un testo limpido sin nella leggibilità della grafia, già idoneo a supportare un discorso organico, chiaro e completo, senza che fosse necessaria una revisione.
In molti rimane un grato ricordo e un prezioso insegnamento, per tutti la testimonianza della fedeltà alla propria coscienza e alle istituzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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