11.01.2026
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Politics

Acca Larentia, militanti aggrediti. «Non torni la violenza politica». Polemica per il raduno con i saluti romani


ROMA Prima l’aggressione a quattro attivisti di Gioventù nazionale, intenti ad affiggere manifesti per le celebrazioni di Acca Larentia. Poi i cinque fori di proiettile trovati nella sede della Cgil di Primavalle. Due atti diversi, eppure per certi versi simili, emblema di una violenza politica che ancora si fa fatica ad estirpare. E a condannare con la stessa veemenza, a parti invertite, da destra e da sinistra. Fuori dal rimpallo di messaggi di solidarietà e richieste di condanna, resta Giorgia Meloni: «L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale».

Il dibattito

La scia di commenti della maggioranza scatta subito dopo la denuncia di Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fdi: «Una violenta aggressione» ai danni di alcuni militanti, compiuta da una decina di individui di «estrema sinistra», con un «metodo» che — si legge — «riporta le lancette indietro agli anni ’70». Quindi, facendo uso di «caschi, bastoni, coltelli e vicetrasmittenti per non farsi intercettare». Poi, ai giornali, l’invito a «riconoscere il vero volto dell’antifascismo militante». Il meloniano Lucio Malan parla di un «gesto premeditato» alla vigilia di Acca Larentia, mentre Giovanni Donzelli, responsabile dell’Organizzazione di Fdi, unisce alla vicinanza ai giovani di Gn, un messaggio per le opposizioni: «Troppo spesso a sinistra vengono avallate parole d’odio, per questo chiediamo che oggi sia tutta la politica a condannare i fatti, a partire dai leader della sinistra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni». Ma dai leader del campo largo l’unica risposta che arriva — la dà il segretario dei Verdi — è fatta per replicare al messaggio di «pacificazione» della premier: «Non può essere credibile se viene pronunciato proprio nel giorno in cui centinaia di neofascisti si radunano per fare apologia del fascismo», dice Bonelli alludendo alla commemorazione delle vittime della strage di Acca Larentia, che anche quest’anno ha riunito centinaia di aderenti a Casapound e dell’estrema destra, con tanto di saluto romano. L’unico a spendere parole chiare sull’aggressione è il dem Filippo Sensi: «Tutto mi divide. Tutto. Compresa la memoria. Non il rispetto. Non certo la condanna ferma per la violenza di cui sono stati fatti bersaglio militanti di Gioventù nazionale stanotte. Una premeditazione preoccupante, in un clima che per tutti deve suonare come una responsabilità in più». Con lui pure il collega di partito Walter Verini che definisce Acca Larentia una «tragedia che accomuna tutti», ma incita pure Piantedosi a chiudere Casapound. A destra si ritorna a parlare «violenza politica che le opposizioni alimentano con silenzi complici» (cit. Federico Mollicone), ma pure di un clima preoccupante di «intolleranza» (dice la meloniana Lavinia Mennuni), e di un ulteriore evento di cronaca «che dovrebbe far riflettere i cattivi maestri» (secondo Michaela Biancofiore di Nm).

La “pacificazione”

Un registro ben diverso da quello adottato dalla premier in occasione del 48esimo anniversario della scomparsa dei giovani del Fronte della Gioventù Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, vittime dell’attentato del 7 gennaio 1978. Nessun riferimento alla cronaca recente, ma l’osservazione che «fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza». La premier richiama tutti «al dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare». Poi l’auspicio finale: «L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale».

I proiettili

Passano poche ore, però, prima che un nuovo atto di violenza si consumi: cinque fori di proiettile trovati sulle vetrate e sulle serrande della sede della Cgil di Primavalle. E pure qui riparte il tam-tam di dichiarazioni politiche, anche se a parti invertite. Le condanne arrivano soprattutto dal centrosinistra, in testa la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Un gesto di gravità inaudita» di fronte a cui «è urgente alzare la guardia». Mentre dalla maggioranza sono Paolo Barelli di Forza Italia e Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, a intervenire: una «intimidazione inaccettabile», la definiscono. In parallelo alle indagini giudiziarie, i due casi sono destinati a ritornare in interrogazioni ad hoc in Parlamento, che avanzeranno alternativamente maggioranza e opposizione. Di certo, per essere sconfitta, la violenza politica dovrà essere prima riconosciuta da tutti. Senza alibi di parte.


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