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Se a stare male è un essere umano, si chiama l’ambulanza. Ma se a bloccarsi è un robot umanoide, chi arriva in soccorso? Il gruppo tecnologico giapponese GMO Internet Group, attraverso GMO Air, ha presentato a Tokyo quella che definisce la prima “ambulanza robotizzata” del Giappone, pensata per assistere i robot umanoidi guasti direttamente sul posto di lavoro. Il furgone trasporta tecnici, strumenti, pezzi di ricambio e un umanoide sostitutivo, permettendo di effettuare le riparazioni sul luogo o, se necessario, di portare il robot danneggiato in un centro specializzato.
Intervento immediato
Il servizio nasce dall’esigenza di ridurre i tempi di fermo delle aziende che in futuro potrebbero dipendere dagli umanoidi per attività in fabbriche, magazzini, hotel, negozi e uffici. Se la riparazione non fosse possibile immediatamente, il cliente riceverebbe un robot di cortesia, mentre quello guasto verrebbe trasferito alla base di riparazione. L’ambulanza non è autonoma e la mano dell’uomo rimane l’elemento insostituibile. Sono infatti gli ingegneri a occuparsi della diagnosi, della sostituzione e della manutenzione del robot guasto.
L’ambulanza del futuro
Per ora esiste un solo veicolo, utilizzato come progetto pilota, ma GMO Air prevede di incrementare il numero di mezzi se la domanda crescerà. L’iniziativa riflette la possibile nascita di un vero ecosistema di assistenza per robot umanoidi, analogo a quello già esistente per automobili, macchinari industriali e aeromobili. Con il Giappone che punta ad avere milioni di robot operativi entro il 2040, servizi come manutenzione sul campo, ricambi e robot sostitutivi potrebbero diventare un settore indispensabile.
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