05.11.2026
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Politics

«Il rapporto con gli Usa non cambia. Pensioni e scuola, si può fare di più»


Ministro Tajani, vi ha colto di sorpresa la sconfitta di Trump?

«I sondaggi avevano già anticipato quali sarebbero stati i risultati. E comunque, i presidenti in carica perdono quasi sempre le elezioni di midterm».

Come cambia il rapporto tra il governo italiano e quello Usa?

«Non cambia granché. Gli Stati Uniti sono i nostri principali alleati, perché costituiscono l’altra faccia dell’Occidente e rappresentano la più grande democrazia al mondo. Quella è una grande democrazia proprio perché garantisce l’alternanza alla guida del Paese. Sta proprio qui la differenza tra le democrazie e le autocrazie: nelle seconde non cambia mai chi comanda».

Le prime, nel caso americano, prevedono la figura dell’anatra zoppa. Come farete i conti con un presidente dimezzato?

«Siamo e restiamo in ottimi rapporti con gli Stati Uniti. Lo eravamo quando governava Bush, lo siamo stati quando alla Casa Bianca c’erano Clinton, Obama, Biden. La stessa interlocuzione positiva c’è stata con Trump. Essere alleati non significa essere sottomessi. È questo che la sinistra non capisce, perché troppo spesso manca di senso patriottico dello Stato e non coglie il fatto che l’interesse nazionale deve prevalere sulle posizioni politiche o ideologiche. Essere alleati degli USA per noi significa dialogare a testa alta e a schiena dritta. Io non sono Maga e non lo sarò mai».

L’impressione di molti è stata di una condiscendenza eccessiva del governo Meloni verso l’esuberanza trumpiana.

«Le faccio degli esempi precisi, che smentiscono questa impressione. Abbiamo mosso critiche aperte e ben motivate a proposito delle mire sulla Groenlandia, riguardo alla guerra sbagliata in Iran e verso le accuse contro la Corte Penale Internazionale. Ho anche annullato una visita negli Stati Uniti dopo gli attacchi rivolti da Trump all’Italia e alla nostra presidente del Consiglio. Questo non toglie che, tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, ci siano rapporti profondamente consolidati. Lo sa dove andrò sabato?».

Non lo sappiamo.

«Sarò alla festa dei Marines a Roma. Ci vado ogni anno, qualunque sia il governo in carica a Washington. È un esempio, per dire che il rapporto indissolubile è con gli Usa e non con un’amministrazione o con un’altra».

Quanto ha sbagliato Trump sull’Iran?

«Secondo me, i problemi si risolvono con la diplomazia. Ci auguriamo che le armi tacciano e che si rafforzi il dialogo per garantire, quanto prima, la libera navigazione nello Stretto di Hormuz. Se non si risolve questo enorme problema, l’economia mondiale continuerà a soffrire. Compresa quella italiana».

Le guerre producono inflazione?

«Ma certo. Si tratta di un’inflazione esogena. Perciò sono contrario all’aumento dei tassi d’interesse. E bene ha fatto la Bce a non alzarli».

Scusi, lei non crede che l’onda blu americana diventi l’onda lunga del Campo Largo?

«Io mi auguro l’onda azzurra di Forza Italia alle prossime elezioni».

Ma che cosa c’entra Fi con ciò che è accaduto Oltreoceano?

«C’entra per il fatto che le partite si vincono sempre al centro. E gli estremismi hanno le gambe corte. Io ho apprezzato ogni volta le posizioni equilibrate, sia dei repubblicani sia dei democratici. Tant’è che ho lavorato benissimo sia con Blinken sia con Rubio, che stanno su sponde opposte ma sono persone di notevole equilibrio».

Nel ’27 si vota in molti Paesi europei, a cominciare dall’Italia. La sconfitta di Trump è l’anticipo della sconfitta dei populisti?

«L’Europa dovrà dimostrare di essere non solo una grande potenza economica ma anche una grande protagonista della politica mondiale. E non potrà esserlo, se si affermano i populismi alla Mélenchon in Francia e all’Afd in Germania.

Il Ppe avrà un impegno di forte responsabilità: garantire l’unità, la stabilità e il rafforzamento dell’Europa.

Il congresso che noi popolari svolgeremo in primavera a Roma — e la scelta del luogo è un segno di riconoscimento a questa Capitale, all’Italia, al nostro governo e a Forza Italia — sarà un passo decisivo nel potenziamento politico del nostro Continente».

L’economia soffre ovunque, ma in Italia un po’ meno?

«Non mi nascondo ovviamente le difficoltà, ma vedo che in Italia, dai dati sull’occupazione a quelli sull’export e potrei continuare nell’elenco, siamo messi meglio che altrove».

La legge di bilancio però non è espansiva.

«Con questa manovra stiamo cercando di aiutare il ceto medio, i giovani, gli anziani. E faremo di tutto per migliorare la legge, intervenendo sulle pensioni e sulla scuola. Senza dimenticare la necessità assoluta di dare una previdenza dedicata ai militari e alle forze dell’ordine».

Ma tutto questo non è fatica sprecata, visto che — secondo i sondaggi — è più probabile che vincerà la sinistra?

«La sinistra è sempre convinta di vincere fino al giorno prima del voto e il giorno dopo si accorge che era stato soltanto un sogno. Non solo. Pensano che le vittorie delle altre sinistre negli altri Paesi siano le loro. Ma non è così».

Mario Ajello


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