Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, le opposizioni credute che la Consulta provvederà a dichiarare incostituzionali alcune parti dello Stabilicum. Hanno ragione?
«Difficile dirlo con anticipo rispetto a domande che non sono ancora proposte. Per capire cosa può accadere bisogna partire dal rispetto di due principi: il primo è che il voto deve essere eguale anche nei risultati che determina. Il secondo è che la rappresentanza sia assicurata nelle assemblee politiche, che esercitano la sovranità di cui è titolare il popolo. Questo non esclude che ci possa essere un sistema maggioritario, che agevoli la governabilità. Nel caso dello Stabilicum si prevede un premio di maggioranza se una coalizione raggiunge il 42% o, in caso contrario, che scatti il proporzionale puro. Bisognerà vedere se questo congegno è ragionevole».
La soglia al 42% è ragionevole?
«Uno dei punti sui quali la legge è attenta è di non consentire la possibilità di decidere autonomamente sugli organi di garanzia. Il punto di domanda è un altro semmai: nel caso in cui la coalizione di maggioranza abbia il 42% e una seconda il 41,9 sarebbe ragionevole comunque il premio di maggioranza? La criticità, forse, è in un premio che non ha altri correttivi: non c’è il ballottaggio e nemmeno un meccanismo che preveda un margine consistente di distanza rispetto alla coalizione di minoranza per far scattare automaticamente il premio».
Sull’alternanza di genere, non prevista nei capilista bloccati, vede delle criticità?
«In sé l’alternanza orizzontale, tra capilista di vari collegi, sarebbe di dubbia ragionevolezza. La criticità ipotetica semmai è se il fatto che ci siano capilista bloccati e altri candidati eletti sulla base delle preferenze espresse dagli elettori non introduca una diversità di condizione. Non ritengo che sia incostituzionale, ma un dubbio se non ne derivi una non eguaglianza dal voto si può porre».
La norma sulla raccolta firme penalizza le nuove forze politiche?
«Che siano richieste firme per forze non rappresentate in Parlamento fa parte di una lunga tradizione ed è ragionevole. Piuttosto andrà valutato se è adeguato il numero richiesto. Se ci fosse l’intervento della Corte potrebbe essere correttivo, nel senso di ritenere illegittima e dunque riducibile la parte in cui eccede rispetto a un determinato limite».
L’indicazione del premier sul programma lede le prerogative del capo dello Stato?
«È un indicazione politica, che comunque deve assicurare la libertà dei parlamentari e del presidente della Repubblica. Si tratta, difatti, di un patto politico. Ma potrebbe comunque accadere che si formi una maggioranza diversa. Questo non violerebbe l’indicazione che la coalizione ha dato, né vincola il presidente della Repubblica».
Il listone connesso al premio non lede il principio della conoscibilità di chi verrà eletto?
«La conoscibilità è ancorata alla numerosità. La dichiarazione di illegittimità nel Porcellum è stata legata al fatto che c’era una lista lunga che non consentiva di valutare la rappresentanza risultante. Per la vera conoscibilità bisognerebbe pensare a un sistema ancorato agli uninominali. Il quale crea meno vincoli con i partiti, ma non è in grado di assicurare la governabilità come dimostra il caso della Gran Bretagna».
Lo Stabilicum garantirà la governabilità?
«In parte è illusorio che la assicurino meccanismi elettorali. È la politica che deve assicurare la governabilità».
Quali tempistiche per l’intervento della Suprema Corte?
«I ricorsi non sono mai diretti: occorre che ci sia un giudizio, che la questione sia considerata rilevante e sollevata davanti alla Consulta. Va tenuto in conto anche il tipo di domanda. La Corte è sempre solerte nella fissazione dei propri giudizi. La sua preoccupazione semmai sarà di garantire al Parlamento di svolgere le elezioni senza bloccare il percorso elettorale. Valuterà se è possibile togliere una parte considerata incostituzionale, ma si tratterà di interventi di microchirurgia».
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