29.10.2026
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Politics

«Un sindaco leader del centro». L’abbraccio del popolo dem a Renzi (con Franceschini)


Per uno era la prima uscita pubblica dopo il racconto, sofferto e coraggioso, della malattia. Per l’altro qualcosa di simile a un ritorno a casa, su un palco da cui mancava dal 2018. Alla festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia duettano Dario Franceschini e Matteo Renzi.

E sarà l’affetto, oppure la consapevolezza diffusa che — come ripetono tutti e due — «o andiamo insieme o siamo destinati a perdere», ma nonostante la «democristianaggine» che li accomuna («a Taruffi ora gli viene un attacco», se la ride il leader di Italia viva strizzando l’occhio a un altro ex Dc come Pierluigi Castagnetti seduto in prima fila), il pubblico dem della rossa Emilia tributa ai due un applauso dietro l’altro.

L’abbraccio del popolo dem a Renzi (con Franceschini)

Eccoli: il grande tessitore del Pd, promotore da tempi non sospetti dell’asse coi Cinquestelle e tra i principali sponsor di Elly Schlein alle primarie. E il «Kraken», l’ex premier ormai stabilmente in modalità combat contro Giorgia Meloni. «Rischiamo di trovarci lei al Quirinale e Vannacci a Palazzo Chigi. Farò di tutto per impedire che il centrodestra rivinca le elezioni», annuncia battaglia il senatore fiorentino. E a chi vuol dargli lezioni, lui risponde con Guccini: «Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare. Ma non raccontate a me che cos’è la libertà». Altra citazione (stavolta di veltroniana memoria) è il titolo della chiacchierata moderata da Giovanna Pancheri di SkyTg24: «Si può fare». E a sentir loro sembra che stavolta si possa fare davvero. L’alleanza, il programma, le primarie.

I veti

Comincia Franceschini: Conte non vuole Renzi? «I 5S hanno fatto passi avanti enormi, all’inizio neanche salutavano per non sporcarsi. Alla fine spariranno anche i veti», prevede l’ex ministro dem. I gazebo? «Sono la soluzione migliore ma non possono essere uno show», avverte Franceschini, «si candidi solo chi esprime una posizione politica vera». Poi ammonisce: «Se diventano dilanianti, meritiamo di perdere». E il centro oggi disperso in mille rivoli? «C’è bisogno di qualcuno che parli a quell’elettorato, questo processo è ora che si concretizzi». Ma le tante sigle «non possono andare divise. Ma nessuno — mette in chiaro — pensi di tenere fuori Renzi». Il cui 2% («ma spero di più»), potrebbe essere «q.b., quanto basta al centrosinistra per vincere», fa notare il diretto interessato.

L’ex premier dal palco gioca più di una carta che spariglia. Esclude di correre in prima persona alle primarie («se sarà sfida a due, voterò Elly «Elena» Schlein, spero di non farle troppo danno»). Esclude pure di farsi candidare nel listino bloccato del premio di maggioranza, per togliere alibi a chi lo accusa di volere l’alleanza solo per tenersi lo scranno: «A differenza di altri io dico no al posto blindato. Entro se Iv prende i voti». Ma soprattutto lancia una proposta per federare il centro: «Serve un sindaco o una sindaca che rappresenti tutto questo mondo riformista al tavolo con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. Non sarò io», annuncia Renzi. Ma — è il non detto — neanche Alessandro Onorato, a cui viene recapitato un messaggio in bottiglia: «Basta con le manie di protagonismo di chi fonda un partito e dice o sto al tavolo o mi arrabbio».

I sindaci

Il leader di Iv insomma è in campo: pronto a mettere a disposizione simbolo (e firme) per costruire una gamba centrista unitaria. A guidarla Renzi vorrebbe Silvia Salis o Gaetano Manfredi, ma «sono aperte le iscrizioni», scherza. E rincara: «Questo messaggio è stato approvato da Igor Taruffi». Tradotto: il luogotenente di Schlein approva l’idea di un federatore del centro. Purché — pare di capire — anche gli altri facciano un passo indietro in favore di un primo cittadino che riunisca la galassia moderata, Ruffini e Spadafora compresi. La strada non pare in discesa. Tanto più che Conte, da settimane, sta spingendo l’assessore capitolino ai Grandi eventi come possibile frontman di quell’area, anche in chiave anti-Renzi. Il «Kraken» intanto la sua mossa l’ha fatta. Nel frattempo, si prende gli applausi del popolo dem e abbraccia Franceschini. «Insieme ne abbiamo combinate tante», chiosa. «Ma il meglio deve ancora venire».


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