28.10.2026
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«Tenetevi forte, dobbiamo accelerare prima che ci attacchi»


«Tenetevi forte, dobbiamo accelerare prima che decida di attaccarci». È iniziata così la fuga di un gruppo di turisti inseguiti da un ippopotamo in Botswana. Attimi di tensione ripresi e condivisi sui social da Oznur Bell, che si trovava a bordo dell’imbarcazione insieme ad altri viaggiatori. Il gruppo stava attraversando uno stretto canale durante uno spostamento tra due campi safari quando si è imbattuto in un ippopotamo maschio.

Il racconto

Bell ha raccontato a Storyful i momenti precedenti all’inseguimento: «La nostra guida ha immediatamente rallentato la barca per evitare di disturbarlo. Dopo averlo osservato per un attimo, ci ha detto di tenerci forte perché dovevamo accelerare prima che decidesse di attaccarci». Inizialmente la guida aveva quindi rallentato per mantenere le distanze e osservare il comportamento dell’animale. Poi la decisione di allontanarsi rapidamente. È stato a quel punto che i turisti si sono resi conto che l’ippopotamo li stava seguendo: «Ci siamo voltati e ci siamo resi conto che ci stava inseguendo». Nel filmato l’animale emerge ripetutamente dall’acqua mentre segue la barca per alcuni secondi, prima di interrompere l’inseguimento. «Il sorriso delle guide a fine video è di puro sollievo. A bordo erano tutti sinceramente preoccupati», ha spiegato Bell. Le guide hanno poi raccontato al gruppo che, nonostante la territorialità degli ippopotami, è raro che inseguano le imbarcazioni.

L’habitat naturale

L’immaginario costruito da cartoni animati e cultura popolare restituisce spesso dell’ippopotamo l’immagine di un animale grande, goffo e quasi buffo.

In natura, però, il suo comportamento è molto diverso. Gli ippopotami possono essere fortemente territoriali, soprattutto in acqua, e reagire quando percepiscono un’invasione del proprio spazio.

È anche per questo che l’osservazione degli animali selvatici richiede distanza e rispetto delle indicazioni delle guide. Nel caso raccontato da Bell, il gruppo ha spiegato di non avere avuto intenzione di provocare l’animale o invadere deliberatamente il suo territorio e di avere cercato semplicemente di attraversare il canale in sicurezza.

L’allarme per la siccità

Gli ippopotami del Botswana devono fare i conti anche con un’altra minaccia. Nell’aprile del 2024 le autorità locali avevano lanciato l’allarme per gli effetti della grave siccità nel nord del Paese. Il prosciugamento del fiume Thamalakane, nell’area del delta dell’Okavango, aveva costretto intere mandrie a concentrarsi nelle poche riserve naturali d’acqua rimaste vicino alla città turistica di Maun.

«I sistemi fluviali si stanno prosciugando e gli animali sono in una situazione compromessa», aveva spiegato Lesego Moseki, portavoce del Dipartimento della Fauna Selvatica e dei Parchi Nazionali del Botswana. La scarsità d’acqua rappresenta un problema particolarmente grave per gli ippopotami, che dipendono dagli ambienti acquatici anche per proteggere la propria pelle dal calore. Proprio Maun rappresenta una delle principali porte d’accesso turistiche al delta dell’Okavango e ai safari del nord del Botswana. Sul numero di ippopotami presenti nel Paese, però, le stime non sono univoche: una valutazione IUCN ha indicato in passato una popolazione compresa tra 2.000 e 4.000 esemplari, mentre rilevazioni più recenti utilizzate dalla CITES hanno prodotto cifre molto superiori. Una discrepanza che gli stessi ricercatori hanno indicato come esempio della difficoltà di ottenere censimenti omogenei della specie nell’Africa meridionale.


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