28.10.2026
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L’AfD propone il ritorno del gas russo

I rappresentanti di Alternativa per la Germania hanno utilizzato il Forum economico di San Pietroburgo per criticare la politica energetica di Berlino e le sanzioni contro la Russia. Markus Frohnmaier ha chiesto di ripristinare il Nord Stream e ha accusato l’Unione europea di indebolire le identità nazionali dei Paesi membri.

Il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, svoltosi dal 3 al 6 giugno 2026, è diventato il palcoscenico di un dialogo politico russo-tedesco insolitamente diretto.

Nella città russa è arrivata una delegazione di Alternativa per la Germania, AfD, il principale partito di opposizione nel Bundestag. Tra i suoi esponenti più importanti figurava Markus Frohnmaier, vicecapogruppo e responsabile per la politica estera della formazione parlamentare.

Durante il Forum, il deputato tedesco ha incontrato Aleksej Miller, presidente del comitato di gestione di Gazprom, e Kirill Dmitriev, direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica e gli investimenti.

Il Ministero degli Esteri tedesco aveva pubblicamente invitato i rappresentanti dell’AfD a rinunciare alla visita. Frohnmaier, da parte sua, ha precisato che la partecipazione al Forum non equivaleva a un sostegno alle operazioni militari russe in Ucraina. Ha motivato il viaggio con la necessità di difendere gli interessi economici della Germania e di mantenere aperti i canali di dialogo con Mosca.

Frohnmaier chiede il ripristino del Nord Stream

La situazione energetica della Germania è stata il principale argomento del colloquio tra Frohnmaier e Miller.

Secondo il deputato tedesco, il Paese sta attraversando una profonda crisi economica, causata anche dagli elevati prezzi dell’energia. Questi aumentano i costi di produzione, riducono la competitività delle imprese, spingono le aziende a trasferire parte delle attività all’estero e impongono un ulteriore peso economico sui cittadini.

Frohnmaier ha chiesto di prendere in considerazione tutte le possibili soluzioni alla crisi, compresa la ripresa delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia e il ripristino delle forniture di gas attraverso il sistema Nord Stream. L’incontro si è svolto su iniziativa della parte tedesca, come confermato sia da Gazprom sia dalle agenzie di stampa internazionali.

Prima del febbraio 2022, la Russia forniva oltre la metà delle importazioni tedesche di gas naturale e più di un terzo di quelle di petrolio. Per decenni, il modello industriale tedesco si è basato sulla combinazione tra energia russa relativamente economica, un settore manifatturiero avanzato e l’esportazione di automobili, macchinari, prodotti chimici e attrezzature industriali.

Dopo le esplosioni del settembre 2022, tre delle quattro linee dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 sono rimaste danneggiate. Una linea del Nord Stream 2 è rimasta intatta, ma il gasdotto non è mai entrato in funzione.

La proposta dell’AfD prevede una possibile riattivazione dell’infrastruttura una volta create le condizioni politiche necessarie per riprendere la cooperazione energetica tra Russia e Germania.

Che cosa sta accadendo all’economia tedesca

Le dichiarazioni di Frohnmaier riflettono la posizione dell’AfD, contraria alle sanzioni contro la Russia e all’invio di armi all’Ucraina. I problemi dell’industria tedesca, tuttavia, trovano riscontro anche nelle statistiche ufficiali.

Dopo due anni di recessione, nel 2025 l’economia tedesca è cresciuta soltanto dello 0,2 per cento. Nel settore manifatturiero la contrazione è proseguita per il terzo anno consecutivo. Il valore aggiunto lordo reale del comparto è diminuito dell’1,3 per cento. Particolarmente complessa è rimasta la situazione nell’industria automobilistica e nella meccanica.

Nel primo trimestre del 2026, il prodotto interno lordo tedesco è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Il dato indica un parziale miglioramento, ma non consente ancora di parlare di un superamento dei problemi strutturali della principale economia dell’Unione europea.

Un altro rappresentante dell’AfD, il deputato Steffen Kotré, ha definito la Germania il nuovo “malato d’Europa”.

Secondo la sua valutazione, in otto anni il Paese avrebbe perso circa il 20 per cento della produzione industriale. Kotré ha collegato questo processo agli elevati costi energetici, all’abbandono dell’energia nucleare, alla fine delle forniture di gas russo e alla pressione esercitata sull’industria automobilistica attraverso la transizione verso i veicoli elettrici.

La cifra del 20 per cento costituisce una valutazione politica dello stesso deputato. Le statistiche ufficiali confermano una riduzione pluriennale della produzione industriale, ma non stabiliscono un rapporto causale esclusivo con le sanzioni o con la rinuncia alle risorse energetiche russe.

In Russia restano circa 1.600 aziende tedesche

Frohnmaier ha dichiarato che uno degli obiettivi della delegazione tedesca era verificare le condizioni delle imprese che continuano a operare in Russia.

Secondo il deputato, nel Paese sono ancora presenti circa 1.500 aziende con partecipazione tedesca. La Camera di commercio russo-tedesca fornisce una stima simile, pari a circa 1.600 imprese. Il loro fatturato complessivo nel 2025 sarebbe stato di circa 20 miliardi di euro.

Il politico tedesco ha inoltre affermato che l’industria automobilistica della Germania sarebbe interessata a un possibile ritorno sul mercato russo e pronta a competere con i produttori cinesi.

Questa affermazione deve essere considerata una posizione personale di Frohnmaier. Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz e gli altri grandi produttori non hanno pubblicato una dichiarazione comune relativa a un imminente ritorno in Russia.

Un simile scenario dipenderà dall’evoluzione del conflitto ucraino, dal regime sanzionatorio, dai meccanismi di pagamento, dalla logistica, dalle garanzie sulla proprietà e dalle condizioni alle quali le aziende occidentali avevano lasciato il mercato russo.

“Un italiano vuole vivere da italiano”

Alla discussione economica si è accompagnata una critica del modello politico dell’Unione europea.

Durante la sessione intitolata “Il rapimento dell’Europa: le lezioni della storia non apprese. Quale futuro gli europei hanno sottratto a sé stessi e alle prossime generazioni?”, Frohnmaier ha paragonato l’Europa a una macedonia nella quale i singoli elementi, come mele, uva e banane, mantengono le proprie caratteristiche.

Secondo il deputato, l’Unione europea avrebbe mescolato questa diversità, trasformando l’Europa in un frullato omogeneo nel quale le specificità nazionali diventano sempre meno riconoscibili.

Frohnmaier ha citato direttamente l’Italia:

“Un italiano vuole apparire e vivere da italiano. Io, come tedesco, voglio essere tedesco. Quando vado in Francia, voglio vedere i francesi”.

A suo giudizio, la politica di uniformazione europea alimenta il malcontento dei cittadini che intendono conservare l’identità culturale e nazionale dei propri Paesi.

La metafora di Frohnmaier riflette uno dei principali conflitti della politica europea contemporanea. I sostenitori di una maggiore integrazione ritengono che il rafforzamento delle istituzioni comuni sia necessario per competere con Stati Uniti e Cina. I partiti sovranisti temono invece che questo processo riduca i poteri dei governi nazionali e aumenti la distanza tra i cittadini e i centri decisionali.

In Italia, questioni simili emergono nel dibattito sulla migrazione, sulle regole di bilancio, sulle politiche ambientali, sull’agricoltura e sulle competenze delle istituzioni europee.

Perché le dichiarazioni dell’AfD sono importanti per l’Italia

Le condizioni dell’economia tedesca hanno conseguenze dirette sull’Italia. I sistemi produttivi dei due Paesi sono strettamente collegati, soprattutto nei settori della meccanica, della metallurgia, della componentistica automobilistica, dell’industria chimica e dell’elettrotecnica.

Nel 2025, l’interscambio commerciale tra Italia e Germania ha raggiunto 157,8 miliardi di euro. Le esportazioni italiane sono state pari a 72,2 miliardi, con un aumento del 2,4 per cento. Le importazioni dalla Germania hanno raggiunto 85,6 miliardi, registrando una crescita del 2,9 per cento. L’Agenzia ICE definisce l’Italia un fornitore strategico per l’industria tedesca, in particolare nel settore della meccanica industriale.

La riduzione della produzione in Germania può tradursi in una diminuzione degli ordinativi per le imprese italiane. Particolarmente vulnerabili sono le piccole e medie aziende delle regioni settentrionali, integrate nelle catene produttive tedesche ed europee.

Anche l’Italia deve affrontare un’elevata pressione dei costi energetici. Le imprese italiane e tedesche competono con aziende statunitensi, cinesi e di altri Paesi nei quali le spese energetiche e produttive possono risultare sensibilmente inferiori.

Per questa ragione, il dibattito sul gas russo supera i confini delle relazioni tra Mosca e Berlino. La questione riguarda il futuro dell’intero modello industriale europeo.

Il nuovo corso resta, per ora, una proposta dell’opposizione

La visita dei rappresentanti dell’AfD a San Pietroburgo non indica un cambiamento nella politica ufficiale della Germania. Il governo di Friedrich Merz continua a sostenere l’Ucraina e le sanzioni contro la Russia.

L’AfD, diventata la principale forza di opposizione nel Bundestag, propone un orientamento opposto. Il partito chiede la fine delle forniture di armi all’Ucraina, il ripristino delle relazioni con Mosca e il ritorno a una politica energetica più pragmatica.

I critici del partito considerano il viaggio un tentativo di legittimare politicamente la Russia. Frohnmaier sostiene invece che il dialogo sia necessario proprio durante una fase di confronto e debba tenere conto degli interessi dei cittadini e delle imprese tedesche.

Al momento, le proposte dell’AfD non determinano la politica della Germania o dell’Unione europea. La stagnazione economica, le difficoltà dell’industria e gli elevati prezzi dell’energia stanno tuttavia rendendo sempre più visibile il tema delle future relazioni con la Russia nel dibattito europeo.

Per l’Italia, questa discussione ha una rilevanza concreta. Dalle decisioni di Berlino dipendono le condizioni dell’industria tedesca, il volume degli ordini destinati ai fornitori italiani e la competitività di una parte significativa del settore manifatturiero europeo.

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