El Niño, il fenomeno meteorologico nato nel Pacifico centro-meridionale, ha fatto la sua comparsa, secondo quanto riferito dalla Noaa, servizio meteorologico statunitense. L’agenzia, ha spiegato in una nota ufficiale di cosa si tratta e quali saranno i suoi effetti sulla situazione climatica mondiale nel corso dell’anno.
Che cos’è
El Niño è un fenomeno climatico naturale caratterizzato da un periodico riscaldamento (che va dai 0,5 a 3°C) delle acque superficiali del Pacifico centro meridionale ed orientale, la porzione di oceano che bagna le coste dell’America Latina. Si verifica ogni 2-7 anni e dura dai 9 ai 12 mesi. La Noaa prevede che El Niño si intensificherà fino a raggiungere un livello moderato o forte in autunno.
I meteorologi statunitensi prevedono il 63% di probabilità che le temperature superficiali del mare superino i 2°C nella regione del Pacifico che ospita El Niño. Se questa soglia viene superata, la Noaa considera l’evento «molto forte». Il fenomeno tende ad essere più intenso durante i mesi invernali, e i suoi impatti globali sono in genere più significativi nell’inverno dell’emisfero settentrionale.
Cosa implica
Durante un tipico inverno caratterizzato da El Niño, la corrente a getto sull’Oceano Pacifico settentrionale tende a spostarsi verso sud, portando la traiettoria delle tempeste sulla fascia meridionale degli Stati Uniti, che verrebbero anche investiti da temperature sopra la media nei mesi invernali.
«Ogni El Niño è diverso. Ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima», ha dichiarato Ken Graham, direttore del National Weather Service (Nws) della Noaa. El Niño provoca venti in quota più forti che tendono a sopprimere lo sviluppo di tempeste e uragani nel bacino atlantico, e venti più deboli che tendono a favorire lo sviluppo di cicloni tropicali nei bacini del Pacifico orientale e centrale.
El Niño provoca anche cambiamenti nella migrazione di pesci e altri organismi oceanici, con le specie di acque calde che si spostano verso nord, mentre le specie di acque fredde si spostano più a nord o in acque più profonde. Questi cambiamenti comportamentali influiscono sulla crescita, la sopravvivenza e la riproduzione.
Gli effetti su Europa e Italia
Sebbene gli effetti di El Niño siano particolarmente evidenti nelle regioni che si affacciano sul Pacifico, il fenomeno potrà influenzare anche il clima europeo attraverso complesse interazioni atmosferiche su scala globale. Gli esperti sottolineano che il legame tra El Niño e le condizioni meteorologiche in Europa è meno diretto rispetto a quello osservato nelle Americhe, ma alcuni studi hanno evidenziato una maggiore probabilità di temperature superiori alla media durante l’inverno.
In Italia, invece, gli effetti saranno ancora più incerti poiché dipenderanno dall’interazione con altri fattori climatici regionali, come la circolazione atlantica (ossia gli spostamenti di masse d’aria fredda e calda) e le temperature del Mediterraneo.
Tuttavia, gli episodi più intensi di El Niño possono contribuire a favorire stagioni più miti del normale e, in alcuni casi, influenzare la distribuzione delle precipitazioni.
Un evento da tenere d’occhio
Sebbene pensare che un inverno più mite possa sembrare tutto sommato un evento positivo, dietro l’apparenza si nasconde molto di più. El Niño provoca forti squilibri climatici tra regioni diverse del pianeta. In alcune aree, come la costa occidentale del Sud America, il fenomeno è associato a piogge estreme, alluvioni e frane che possono causare gravi danni a infrastrutture e coltivazioni.
In altre zone, invece, come l’Indonesia e l’Australia, El Niño tende a ridurre le precipitazioni, favorendo periodi di siccità prolungata e un aumento significativo del rischio di incendi boschivi. A livello globale, gli anni influenzati da El Niño sono spesso tra i più caldi mai registrati, con conseguenze sul benessere umano e sugli ecosistemi.
Particolarmente sensibili sono gli ambienti marini del Pacifico, dove il riscaldamento delle acque superficiali può ridurre la disponibilità di nutrienti e mettere in crisi la pesca locale, oltre a favorire fenomeni di stress sugli ecosistemi come lo sbiancamento dei coralli.
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