29.10.2026
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Science

frane e liquefazione del suolo spiegate


L’8 giugno 2026, alle 07:37 ora locale, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud di Mindanao, nelle Filippine, provocando decine di vittime, centinaia di feriti e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. L’epicentro è stato individuato circa 26 km a sudovest di Kablalan, nella provincia di Sarangani, con un ipocentro a 55 km di profondità.

La profondità intermedia dell’evento ha esteso notevolmente lo scuotimento sismico: oltre 1,2 milioni di persone hanno sperimentato un’intensità VIII della scala Mercalli Modificata, mentre circa 3,8 milioni hanno avvertito scosse molto forti. Si tratta del terremoto più potente registrato nelle Filippine dal 1990.

Secondo gli esperti, come riporta Polaris — Popolazione a Rischio da Frana e da Inondazione in Italia, il meccanismo sismico indirizza verso un evento intraslab, ossia avvenuto all’interno della placca in subduzione lungo la Fossa di Cotabato. Non si tratta quindi di un terremoto megathrust, i più distruttivi, generati dal contatto tra placche. Nella stessa area, nel novembre 2023, era stato registrato un evento simile di magnitudo 6.7, confermando un’intensa attività sismica profonda nella regione. Il sistema tettonico filippino, tra i più complessi al mondo, è condizionato da diverse zone di subduzione.

I danni più gravi si sono registrati a General Santos, città di circa 722.000 abitanti, dove si sono verificati crolli parziali, danni a infrastrutture e gravi criticità all’ospedale St. Elizabeth, con evacuazioni di pazienti e personale. L’allerta tsunami ha riguardato onde fino a circa un metro tra Sultan Kudarat e Sarangani e circa 0,8 metri in Indonesia, sull’isola di Sulawesi.

Nella prima ora dopo la scossa principale, tre forti repliche superiori a magnitudo 6.0, la maggiore di 6.5, hanno peggiorato la situazione degli edifici compromessi.

Frane e liquefazione del suolo: rischi secondari e impatto

Secondo il sistema di monitoraggio USGS PAGER-Ground Failure, il rischio di frane sismoindotte è elevato, così come quello di liquefazione del suolo.

Le aree interne e rurali di Mindanao sono maggiormente esposte alle frane, a causa di pendenze ripide, rocce fratturate, suoli tropicali profondi e precipitazioni abbondanti che rendono il territorio instabile. Alcuni fenomeni, come crolli e scivolamenti rapidi, possono verificarsi subito dopo la scossa; altri, sotto forma di colate di fango e detriti, possono svilupparsi nei giorni successivi.

Il rischio di liquefazione è ancora più rilevante. Questo fenomeno si verifica quando le scosse sismiche agitano terreni sabbiosi o limosi saturi d’acqua, facendo perdere al terreno temporaneamente la resistenza: si aprono fessure, avvengono crolli improvvisi e si osservano fuoriuscite di sabbia e acqua. Le aree più vulnerabili sono le zone costiere, le valli fluviali e i terreni edificati su riempimenti artificiali in presenza di falda poco profonda. Il caso di Palu in Indonesia nel 2018, spesso citato dagli esperti, ha visto la liquefazione provocare enormi spostamenti del terreno e la distruzione di interi quartieri.

Il paragone con l’Italia: esperienze e differenze

Per comprendere meglio questi fenomeni, è utile il confronto con gli eventi studiati dal CNR e da ISPRA in Italia. Nel Centro Italia (2016-2017), sono stati documentati numerosi effetti ambientali nel CEDIT (Catalogo degli Effetti Deformativi del suolo Indotti dai forti Terremoti), tra cui frane che interruppero collegamenti cruciali. Anche il terremoto dell’Irpinia nel 1980 riattivò massicci movimenti franosi preesistenti.

Significativo anche il caso dell’Emilia-Romagna del 2012: sebbene la magnitudo fosse più modesta (Mw 5.8 e 5.6), la liquefazione del suolo coinvolse oltre 1.200 km² nella pianura ferrarese con la formazione di vulcanetti di sabbia, crateri e crolli improvvisi.

Differenze tra i due paesi

Sebbene i meccanismi siano simili, in Italia i terremoti dell’Appennino sono generalmente superficiali e legati a faglie distensive, mentre a Mindanao il sisma è più profondo e dovuto alla subduzione. Inoltre, il rischio secondario nelle Filippine è aggravato dalle condizioni climatiche: la stagione dei tifoni può riattivare frane e peggiorare a lungo la stabilità dei versanti, anche settimane dopo il sisma.

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