«Siamo contenti che si parli della candidatura olimpica di Roma ma, per quanto riguarda il Foro Italico, questi impianti nascono nel 1960, i marmi sono del ’36, chiaramente serviranno strutture diverse». Mentre a Losanna, dalla odierna Sessione straordinaria del Cio che vede la presenza dei membri italiani Giovanni Malagò e Federica Pellegrini, potrebbe cominciare a prendere forma la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2036 o 2040, il presidente della Federnuoto Paolo Barelli prospetta quelle che potrebbero essere le richieste della sua disciplina da mettere poi nero su bianco su un dossier.
Soluzioni
«Se ci sarà la volontà di andare avanti con la candidatura — dice il numero 1 della Fin a margine della conferenza stampa di presentazione del Settecolli proprio al Foro Italico — noi la sosterremmo in maniera evidente.
In tal caso collaboreremmo alla ricerca di soluzioni».
Questo per ciò che concerne le gare in piscina. Quanto a alle gare di fondo, diventate oramai un caso soprattutto dopo i disagi denunciati dai nuotatori chiamati a nuotare nella Senna agli scorsi Giochi di Parigi, «ci sono diverse soluzioni da studiare. A me piacerebbe approntare il laghetto dell’Eur, prepararlo anche attraverso modifiche regolamentari. Però ci sono anche altre ipotesi. Le Olimpiadi creano opportunità impiantistiche tutte da valutare. Un grande avvenimento serve allo sport. I mondiali di nuoto a Roma hanno regalato tre centri federali pieni come un uovo. Una grande manifestazione coprirebbe il gap che ci portiamo avanti da tanti anni».
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