29.10.2026
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Politics

chi andrà e chi no? Cosa succede dopo lo scontro Trump-Meloni


Ricucire lo strappo o disertare con orgoglio? La domanda circola nei Palazzi romani da quando Donald Trump ha colpito di nuovo Giorgia Meloni confermando il gelo diplomatico tra Roma e Washington. 

Il primo banco di prova per rispondere alle provocazioni di Trump sarà il 2 luglio, nei giardini di Villa Taverna, dove l’ambasciatore americano in Italia e grande amico personale del tycoon, Tilman J. Fertitta, ospiterà il tradizionale ricevimento per l’Independence Day che oltre oceano si festeggia il 4 luglio.

Un appuntamento che ogni anno richiama ministri, parlamentari, diplomatici e uomini d’affari. Ma che questa volta potrebbe vedere numerose defezioni non soltanto tra le file della maggioranza di governo. 

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Tajani: «Andrò a Villa Taverna a testa alta»

Per quanto gravi, gli screzi tra Meloni e il capo della Casa Bianca non possono mettere a repentaglio un’alleanza strategica tra due Paesi che dura da oltre ottant’anni. Antonio Tajani non ha dubbi. Ci sarà. Per il ministro degli Esteri gli ultimi attacchi di Trump sono stati «immotivati» e la risposta italiana «sacrosanta». Ma un conto sono le polemiche, un altro i rapporti tra Stati. «Andrò a testa alta», dice. Per celebrare «un grande Paese libero e democratico».

Perché le alleanze, nella visione del leader azzurro, sopravvivono ai governi e perfino ai presidenti.

Chi, invece, prende tempo è Matteo Salvini. «Quello che farò settimana prossima lo deciderò nei prossimi giorni». Il leader leghista e vicepremier insieme a Tajani vedrà l’evoluzione del clima politico prima di sciogliere la riserva, ma comunque non seguirà la linea del boicottaggio: «la cosa che mi sta a cuore è mantenere straordinari i rapporti fra Italia e Stati Uniti» a prescindere dalle polemiche degli ultimi giorni. 

La linea dura di Fratelli d’Italia 

Meno sfumata la posizione in Fratelli d’Italia. Tra i principali sostenitori della linea dura c’è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha annunciato la propria assenza al party del 2 luglio – «Ci sono sempre stato, ma questa volta non c’è nulla da festeggiare» – solidarizzando con la premier: «il rispetto che si deve all’Italia viene prima di tutto». 

Ma le defezioni, che sicuramente ci saranno, non saranno in blocco nemmeno nel partito della premier. Dovrebbe, infatti, essere presente il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Tendenzialmente sì, anche se devo ancora vedere l’invito…».

Rimanendo a destra, chi sicuramente non ci sarà è Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale non è stato invitato e sarà a lavoro al Parlamento europeo per quella data – «sarò a Bruxelles. Parto stasera perché io non manco un giorno, il lavoro che faccio a Bruxelles o a Strasburgo è quello per il quale gli italiani mi hanno eletto».  

Ma il governo italiano dovrebbe comunque inviare una rappresentanza di ministri – ha osservato il generale – «perché è la festa nazionale di un grande Paese» e la diplomazia è nata per ricucire strappi tra gli Stati. 

Il gelo delle opposizioni

Se nel governo le posizioni sono più eterogenee data la posta in gioco, tra le opposizioni 
l’orientamento prevalente è quello di non partecipare. Quest’anno, hanno già detto «No» i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Non ci sarà il segretario di Azione, Carlo Calenda, «mai andato» ricordano dal suo staff. E propende per il no anche Riccardo Magi, segretario di Più Europa. 

Più sfumata la posizione del Pd. Elly Schlein non ha ancora deciso. Lorenzo Guerini, invece, segue la linea della continuità istituzionale: «Se mi invitano farò come ho sempre fatto: andrò». 

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In «forte dubbio» anche la presenza del presidente dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte che non chiude definitivamente ma rimanda al futuro prossimo con un sibillino «valuterò» perché «il festeggiamento del 4 luglio lo riconosco e lo apprezzo per l’amicizia tra il popolo italiano e il popolo americano». Ma il punto della decisione è tutto politico:« non possiamo permettere che gli Stati Uniti ai massimi livelli possano trattare in questo modo i nostri vertici istituzionali». 

Andrà sicuramente a Villa Taverna il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, perché, spiegano dallo staff del partito, «l’alleanza con gli Stati Uniti è molto più importante e solida del presidente pro tempore Trump e della presidente pro tempore Meloni».


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