29.10.2026
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Science

L’oceano ci ha protetti dagli effetti peggiori del climate change. Ma per gli scienziati ora «va tutto a rotoli»


“Un caldo così non si era mai visto”. Una frase fatta che trova tuttavia riscontro nel rapporto scientifico dell’IGCC (Indicators of Global Climate Change) che annualmente fornisce aggiornamenti sullo stato del clima e sull’influenza delle attività umane. Secondo quanto si legge nello studio, nel 2025 gli oceani hanno vissuto un numero di giornate con temperature record tre volte superiori rispetto ai primi anni 90.

Un fenomeno che porta all’alterazione dell’equilibrio chimico dei mari e degli oceani, sempre più acidi e privi di ossigeno, con conseguenze tangibili su interi ecosistemi oltre il punto di non ritorno. Segnali evidenti di quello che sta accadendo, spiega Karina Von Schuckmann consulente senior di Mercator Ocean International, li ritroviamo nel “coral bleaching”, ovvero lo sbiancamento delle barriere coralline, così come nella distruzione delle foreste di alghe con ripercussioni anche sulla biodiversità.

La “febbre” degli oceani

Gli oceani hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nel contrasto al riscaldamento globale.

Insieme alle foreste, sono in grado di assorbire oltre il 90% dell’anidride carbonica intrappolata nell’atmosfera, ma negli ultimi anni le ondate di calore sempre più frequenti e intense hanno compromesso la loro funzione.

Secondo l’IGCC (Indicators of Global Climate Change), quest’anno le ondate di calore marine sono state più frequenti e intense della norma. Il dato più rilevante per comprendere quanto riportano gli esperti è la misurazione di quello che viene definito lo “squilibrio energetico della Terra”, ovvero il divario tra l’energia solare, che il nostro pianeta riceve e assorbe, e l’energia termica che riesce a disperdere nello spazio. 

In una condizione climatica stabile, i due valori dovrebbero essere pressoché uguali. Tuttavia, con l’aumento delle temperature e dei gas serra nell’atmosfera, una parte di questo calore è rimasto intrappolato portando uno squilibrio tra l’energia che entra e quella che esce. A peggiorare ulteriormente la situazione sono i meccanismi di retroazione positiva. Infatti, come spiega Von Schuckmann, sebbene possa sembrare paradossale la riduzione dell’inquinamento atmosferico ha eliminato la foschia riflettente creata dai particolati, permettendo ad una maggiore quantità di luce sole di penetrare e riscaldare ulteriormente il pianeta.

Già superato il punto di non ritorno

Le ultime stime indicano che il riscaldamento globale provocato dall’attività antropica ha superato di circa 1,37 °C i livelli preindustriali. Tra le altre conseguenze di questo aumento, nel rapporto dell’IGCC viene menzionato anche l’innalzamento dei livelli dei mari, più che raddoppiato negli ultimi decenni. Fenomeno che, sempre nel 2025, ha registrato il nuovo record di 23 centimetri di innalzamento rispetto ai livelli del 1901.

Tutti questi dati ci giungono grazie ad una sofisticata rete di sensori installati nelle acque di tutto il mondo e dai satelliti.

«Il mese scorso è stato annunciato un ridimensionamento di questo lavoro: quattro dei cinque siti di monitoraggio nel Pacifico e nell’Atlantico saranno chiusi e le attrezzature sono già state ritirate dall’acqua. Anche altri finanziamenti sono sotto pressione. Proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno di vedere chiaramente, stiamo spegnendo le luci» conclude Von Schuckmann sul Guardian, augurandosi che gli strumenti a disposizione di cittadini, delle imprese e dei governi possano riportare il Pianeta in equilibrio.


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