29.10.2026
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definitive le condanne per maestra e conducente


Concluso definitivamente, con la conferma della condanna per la maestra, il caso di Lavinia Montebove, la bambina di 16 mesi investita nel 2018 nel parcheggio dell’asilo nido a Velletri, alle porte di Roma.

Da quel giorno è in stato vegetativo di minima coscienza, assistita h24 da medici, infermieri, terapisti e dalla stessa famiglia, sotto la supervisione della Asl di Velletri e dell’ospedale Bambino Gesù.

Lavinia Montebove investita all’asilo

Due anni e sei mesi di reclusione per Francesca Rocca, la maestra dell’asilo, che si è vista respingere il ricorso presentato in Cassazione, dopo due sentenze di condanna in primo e secondo grado. L’accusa per la donna, titolare della struttura “Fattoria di Mamma Cocca”, a suo tempo trovata dalla polizia priva di autorizzazioni, è lesioni personali colpose e abbandono di minore.

Pena definitiva anche per Chiara Colonnelli, che, alla guida di una Bmw, quella calda mattina del 7 agosto, intorno alle 10, passò all’asilo per salutare la figlia e investì la bimba che gattonava nell’area del parcheggio, scambiandola per una «busta della spazzatura». Colonnelli non aveva però presentato alcun ricorso in Cassazione: per lei la condanna è di un anno di reclusione per lesioni e un anno di sospensione della patente.

Il dolore

«Dopo 8 anni di processo, 30 udienze, sofferenze e umiliazioni subite nel corso del dibattimento — hanno commentato in una nota Massimo Montebove e Lara Liotta, genitori della bambina che compirà 9 anni il 15 marzo — siamo arrivati alla parola “fine” con la sentenza della Cassazione. Vogliamo ricordare che in questa vicenda l’unica, vera persona condannata a vita è nostra figlia Lavinia che era nata sana e che resterà tetraplegica. Voglio ricordare che i giudici nei dispositivi delle sentenze hanno scritto nero su bianco che mai le imputate, ieri definitivamente condannate, hanno mostrato segni di pentimento e ringraziare i magistrati per essere arrivati finalmente ad acclarare processualmente la verità dei fatti». «Vogliamo inoltre ringraziare soprattutto il nostro avvocato Cristina Spagnolo per essere stata al nostro fianco fin dal primo momento e per averci sostenuto anche psicologicamente».

Il viso paffutello, i codini e il sorriso furbetto della piccola sono ormai soltanto un ricordo restituito dalle foto e dai video girati quando Lavinia aveva iniziato a muovere i primi passi. Oggi, mentre viene accarezzata al volto, reagisce lentamente, muovendo pochissimo la manina e gli occhi, sdraiata in quello che è diventato il suo mondo, il letto della cameretta. Uno strazio per i genitori, che hanno fatto di tutto per crescere nella normalità di un ambiente sano e, per quanto possibile, spensierato, gli altri due figli, Edoardo e Margherita. Una lunga e faticosa battaglia giudiziaria per mamma Lara e papà Massimo, contro la scure della prescrizione, rischio fondato in un primo momento dell’iter processuale e poi fortunatamente rientrato.

Le udienze

Il 27 marzo 2025 la Corte d’appello di Roma aveva confermato le pene di primo grado per le due imputate: la maestra Francesca Rocca condannata a 2 anni e 6 mesi e la donna alla guida dell’auto Chiara Colonnelli condannata a un anno con sospensione della patente. Un processo di grande impatto emotivo anche sull’opinione pubblica, che, da quel tragico investimento avvenuto quasi dieci anni fa, seguì sempre con attenzione lo svolgimento delle diverse fasi giudiziarie.

La maestra, interrogata dal pubblico ministero, Giuseppe Taglialatela, nel corso di un’udienza nel 2024, ricostruì i drammatici momenti di quel giorno, affermando di aver lasciato da sola la piccola per portare in bagno un altro bambino. Il suv investì Lavinia, schiacciandole la testa. A soccorrere la piccola fu la stessa maestra che, insieme con l’investitrice, lasciò la classe di bimbi (tra i quali c’era anche Edoardo, fratellino della vittima) da sola, per correre in ospedale, circostanza che fece scattare nei suoi confronti anche l’accusa di abbandono di minori.


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