28.10.2026
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Politics

La premier e la mossa pre-Referendum. Ora la battaglia si sposta in Parlamento


ROMA Una riforma tira l’altra. Chiedere ad Elly Schlein di votare una riforma costituzionale del governo, a dieci giorni dal redde rationem del referendum della giustizia. È la suggestione, ma forse è il caos di dire il piano, che ha convinto Giorgia Meloni ad accelerare nelle scorse ore sulla riforma per i poteri speciali a Roma Capitale. Una antica promessa per la leader di Fratelli d’Italia, che ha cavalcato la battaglia per i “poteri speciali” alla Capitale già dieci anni fa, quando ha corso per le comunali.

Ma anche, in questa fase, una ghiotta occasione politica. Perché portare in aula entro la metà di marzo la riforma di Roma, come la premier intende fare, significa mettere il “campo-largo” e soprattutto la segretaria del Pd Elly Schlein di fronte a un dilemma. Votare contro e mandare così su tutte le furie un pezzo del partito — la classe dirigente romana che da anni chiede di fare di Roma una vera capitale europea, con poteri adeguati — oltre ovviamente al primo cittadino dem Roberto Gualtieri? O votare a favore e schierarsi con una riforma del governo a pochi giorni dallo scontro finale sulla giustizia? Bel rebus. Specie perché sui poteri speciali alla Città eterna il campo largo è spaccato: Cinque Stelle e Avs non vogliono saperne.

La verità dell’aula

Meloni insomma accelera e già pregusta il momento della verità in aula. Due sere fa, dopo un incontro fiume con Gualtieri, il governatore del Lazio Francesco Rocca e il ministro dell’Autonomia Roberto Calderoli a Palazzo Chigi, la riforma sembrava di nuovo su un binario morto. Complici le bizze dei leghisti che nei mesi scorsi, come documentato da questo giornale, hanno presentato un emendamento per trasferire anche a tutte le altre città metropolitane “funzioni” dello Stato. Senza chiarire quali. Uno spiraglio che poteva sconfinare in una voragine legislativa, di fatto trasformando tutte le grandi città, anche al Nord, in qualcosa di simile a una Regione, con buona pace del regime speciale per Roma. L’idea evidentemente non spiaceva a Calderoli e neanche a Luca Zaia, l’ex governatore veneto che i rumors danno in pista per la candidatura a sindaco di Venezia. «Se fosse passato quell’emendamento della Lega, Zaia si sarebbe ritrovato un governatore-de facto con l’elezione a Venezia» malignano da Fratelli d’Italia. Martedì, si diceva, la partita sembrava in stallo. Finché Meloni non ha preso in mano il cellulare. La prima telefonata è stata, in serata e poi ieri mattina, per Calderoli, il demiurgo delle leggi targate Lega, rodatissimo nello studio e nella scrittura di testi, codicilli ed emendamenti. E deve aver alzato la voce quanto basta, la presidente del Consiglio, se nel giro di pochi minuti le resistenze di Calderoli e dei leghisti sono cadute.

La mediazione

Ovvero? In quell’emendamento sarà specificato che le funzioni delegate alle città metropolitane saranno solo “amministrative”. Resta dunque intatto il regime “speciale” per Roma ovvero la potestà legislativa per la Capitale che è la vera rivoluzione di questa legge. La riforma è stata infine sminata ed è pronta all’approdo in aula. Dal Campidoglio tirano un sospiro di sollievo. «Si evitano così formulazioni ambigue e tecnicamente poco solide, e si riconosce in modo corretto la possibilità di riconoscere specifiche ulteriori funzioni amministrative ai comuni capoluogo di città metropolitana in linea con il dettato costituzionale» esultano fonti vicine al sindaco. Con l’auspicio «che ora in Parlamento si definisca in modo consensuale il percorso e il calendario e si esamini in modo approfondito il testo per raggiungere l’obiettivo di una approvazione con la più larga maggioranza possibile di una riforma storica per la Capitale». Un appello evidentemente rivolto anche in casa centrosinistra. Può il Partito democratico votare contro una riforma che suoi autorevolissimi esponenti hanno difeso a spada tratta da tempi insospettabili? Tanto più se i dem già da tempo hanno messo nel mirino il Campidoglio per il bis di Gualtieri? No, non può, è la risposta che si sono dati ai piani alti del governo quando hanno deciso di chiudere la pratica dei poteri per Roma Capitale. Ora Meloni attende Schlein in aula. Prima del duello finale sulla giustizia, le larghe intese per la Città Eterna? Il tempo dirà.


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