Sulla candidatura a polo europeo dell’intelligenza artificiale l’Italia vuole fare sul serio. Lo ha detto chiaro e tondo, ieri, la ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, nell’incontro dedicato alla proposta di un centro dell’IA per il Vecchio Continente, sul modello del Cern di Ginevra, organizzata dall’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma. E a dare l’avallo è anche il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, promotore del progetto con altri 700 scienziati. «L’Italia e Roma hanno i numeri: siamo a un livello molto avanzato nella ricerca» spiega parlando con Il Messaggero.
Anche se, aggiunge, «la politica deve far presto: dovunque possa essere situata, questo centro andrebbe fatto entro l’estate. La concorrenza con Stati Uniti e Cina è spietata e non possiamo attendere oltre».
Il piano
L’idea, come anticipato ieri da questo giornale, è fornire all’Unione europea (in linea con il Continent Action Plan lanciato dall’Ue la scorsa estate e l’iniziativa Frontier AI a guida franco-tedesca) una rete di laboratori e supercomputer già presenti nel Paese, da Nord a Sud (da Megaride a Napoli a Leonardo a Bologna). Magari pensando alla Capitale per un centro fisico di coordinamento. Certo, c’è da superare la concorrenza proprio di Parigi e Berlino, e in particolare della prima.
Si sono mosse prima, già in autunno, e l’obiettivo del governo non è «avviare una lotta nazionalistica per ospitare questo centro» ha spiegato la ministra. Ma «l’Italia è in campo, proponendosi come partner fondante di questa iniziativa», dice e «alcuni dei miei omologhi europei a cui ho scritto una lettera, così come la commissaria Ue all’innovazione, Ekaterina Zaharieva, ci hanno già risposto, apprezzando la nostra spinta a non perdere ulteriore tempo».
L’idea, spiegata da Parisi, dal professor Pierluigi Contucci dell’Università di Bologna e dal presidente dell’Accademia dei Lincei, Roberto Antonelli, è quella di creare un centro fisico che metta a sistema e razionalizzi tutti i talenti e tutti gli investimenti europei in una piattaforma pubblica. «Sull’IA- argomenta il premio Nobel per la Fisica — vediamo già un monopolio di fatto di Google, estensibile a OpenAI per la ricerca. Ricerca che sta diventando sempre più privata e legata al segreto industriale. Dobbiamo invece radunare gli scienziati in una casa comune per produrre database e codici di frontiera aperti al pubblico, così da sviluppare un’IA più precisa, più intelligente e più etica di quella che esiste già, in linea con i valori europei. Ma anche per stimolare le nuove start up in una logica anti-monopolistica». Il gap di investimenti con le aziende private americane (oltre 400 miliardi) e lo stato cinese (più di 100 miliardi) è praticamente incolmabile, ma secondo Parisi «l’Europa può puntare sul capitale umano migliore al mondo: con nuovi investimenti mirati possiamo dire la nostra». Anche perché, aggiungono Antonelli e il vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, Carlo Doglioni, «nel Continente c’è un mercato frammentato: se non lo uniamo saremo destinati a un destino di emarginazione».
Di certo sul fronte delle risorse l’Italia, come denunciato dai componenti dei comitati di esperti creati dal sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, e da quello all’Editoria, Alberto Barachini, è ancora molto indietro. Dell’unico miliardo e mezzo di fondi previsti dal governo, e che deve mettere a terra per lo più Cassa depositi e prestiti Venture Capital, anche con l’aiuto dei privati, sono arrivate alle start up solo le prime centinaia di milioni.
I prossimi passi
Tuttavia, spiega Bernini «se ci mettiamo assieme come Europa, anche tramite questo progetto, gli investimenti diventeranno ben più importanti». L’obiettivo, concludono, è «rafforzare la sovranità tecnologica europea, perché non possiamo solo seguire lo sviluppo dell’IA, che è una vera e propria rivoluzione industriale, dobbiamo guidarlo».
Significa «investire con coraggio e visione, costruire hub all’avanguardia, attrarre talenti e sviluppare infrastrutture di calcolo sempre più potenti». La proposta del governo è «lavorare insieme in Europa alla preparazione di una proposta di conclusioni del Consiglio su questa iniziativa», così da definire un chiaro mandato politico e un impegno di lungo periodo.
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