E arrivato il momento degli ultimi cento metri. Dello scatto finale decisivo che consegnerà al referendum il risultato decisivo. Si o No. La vittoria è appena ad un filo. Ad una ago della bilancia che porta un nome specifico: affluenza. É su questo terreno che si consuma la sfida e nell’ultimo miglio quella battaglia finora volutamente tenuta distante della politica, si sveste di qualsiasi costrutto giuridico e torna su quegli stessi binari che inizialmente si erano voluti evitare. Si torna così tra i banchi del parlamento. In uno scontro che si consuma quasi interamente tra Montecitorio, Palazzo madama, e Palazzo Chigi.
La linea
In particolare, dagli scranni più a sinistra del parlamento, si prova ad alzare l’asticella. Ad aumentare il valore della posta in gioco. Il referendum «è una scelta politica che la maggioranza ha imposto senza modifiche. Per questo il referendum sarà anche un giudizio sul governo che quella riforma l’ha voluta e imposta». Queste, le parole del senatore democratico, Francesco Boccia. Un azzardo che cerca di chiudere la maggioranza all’angolo, legando strettamente il futuro della legislatura al risultato del referendum. Un rischio che si era voluto scongiurare fin dall’inizio. Lontani dal referendum, per non rischiare di rimetterci la faccia come avvenne a Renzi, nell’ormai lontano 2016. Una linea concordata fin dall’inizio, travalicata più e più volte.
Ora che gli animi si fanno accesi, anche da destra la risposta arriva chiara: «per non entrare nel merito e quindi non chiarire all’opinione pubblica qual è effettivamente l’oggetto della questione, si preferisce buttarla in politica e far diventare questo referendum contro la Meloni», ha dichiarato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. E così da oggi, ad un mese esatto dalla chiusura delle urne, si parte con lo sprint decisivo. Al via le tribune elettorali in televisione, le assemblee e i comitati. Ma anche i tour elettorali, inaugurati già da qualche settimana dalla segretaria del Partito democratico, Elly Schlein. Alle sue dodici tappe, si aggiunge ora il tour referendario dell’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che condurrà il leader del Movimento 5 Stelle “a spasso” per tutta la penisola. Si parte oggi dalla Calabria, passando per la Sicilia, la Sardegna e per numerose altre università italiane che hanno deciso di ospitarlo. Mercoledì, però, l’appuntamento più atteso. Tutti gli occhi saranno puntati su Palermo, dove si consumerà l’incontro che promette di far discutere. Quello tra il ministro della Giustizia — e “padre della riforma” — Carlo Nordio, e il leader pentastellato.
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