Di recente gli scienziati che si occupano di fisica quantistica hanno fatto una scoperta sorprendente. Hanno dimostrato che è possibile modificare retroattivamente le azioni passate e migliorare i loro risultati nel presente. In altre parole, sarebbe possibile creare un “presente alternativo” migliore. La sentenza pronunciata dai giudici supremi americani sembra quasi l’applicazione pratica di questa teoria quantistica. Modificare l’azione passata, l’imposizione di dazi da parte di Donald Trump, per migliorare il presente degli americani. Perché se c’è una verità ormai acclarata, è che i “vinti” delle politiche protezionistiche annunciate il due aprile nel Giardino delle rose della Casa Bianca, sono proprio loro, i cittadini statunitensi. La nuova età dell’oro, di prosperità economica, promessa con l’utilizzo delle tariffe, non solo non si è materializzata, ma è accaduto esattamente il contrario. L’impatto sulle aziende e sui consumatori americani è stato pesante. Lo ha rilevato solo pochi giorni fa la Federal Reserve di New York. Nel 2025 quasi il 90 per cento dell’onere economico derivante dai dazi è ricaduto sulle famiglie e sulle imprese statunitensi. Nel corso dell’anno, l’aliquota tariffaria media sulle importazioni statunitensi è aumentata dal 2,6 al 13 per cento. Secondo i conteggi della Fed di New York, il 92 per cento dell’incidenza delle tariffe è stata sostenuta dagli Stati Uniti. Una conferma è arrivata anche dal Budget Lab dell’Università di Yale. che monitora di mese in mese l’impatto delle tariffe . Il Budget Lab ha certificato che i dazi sono stati trasferiti sui prezzi interni per il 63 per cento nel caso dei beni di base e fino al 96 per cento per i beni durevoli. Ma per avere la prova del nove basta guardare i dati dell’inflazione diffusi ieri, con un’accelerazione al 2,9 per cento). Sul versante della crescita economica le cose vanno anche peggio. Nel quarto trimestre dello scorso anno, l’economia statunitense ha tirato bruscamente il freno. Il Pil è cresciuto solo dell’1,4 per cento contro il 2,5 per cento delle attese. Ma andiamo all’altra sponda dell’oceano, l’Europa, considerata una delle vittime sacrificali della politica trumpiana dei dazi. Dopo l’annuncio delle tariffe da parte della Casa Bianca, si sprecavano proiezioni catastrofiche per il Vecchio Continente. Nulla di tutto questo è accaduto.
LA DECISIONE
La decisione di non reagire a muso duro, come alcuni Paesi avrebbero voluto, si è dimostrata lungimirante e vincente. I dazi americani hanno spinto gli europei a rafforzare la loro cooperazione politica e a trovare nuovi mercati di sbocco. Lo hanno fatto firmando prima l’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur e poi quello con l’India. L’ultimo Bollettino economico della Bce ha registrato per il 2025 un calo solo dello 0,1 per cento delle esportazioni. Un quadro all’interno del quale brilla particolarmente l’Italia, con il suo record di 643 miliardi di esportazioni e il quarto posto nella classifica mondiale. Persino la Cina è sembrata rimanere indenne dalla politica neo protezionistica, se è vero che per la prima volta il suo surplus commerciale ha superato i mille miliardi. Forse per Trump sarebbe meglio prendere nota.
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