28.10.2026
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Politics

«Le istituzioni si rispettano. Questa sede deve rimanere estranea a temi e controversie politiche»


Il messaggio è breve, ma esplicito. E che l’occasione non sia «consueta» è lo stesso Sergio Mattarella a metterlo in chiaro fin dalla premessa.

Il capo dello Stato sceglie di presiedere una seduta ordinaria del plenum del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe. Con una mossa inattesa, non prevista in agenda e comunicata al Csm solo poco prima dell’incontro, alle dieci del mattino Mattarella si presenta a Palazzo dei Marescialli.

Giustizia, richiamo di Mattarella

Una circostanza che «per quanto mi riguarda», sottolinea l’inquilino del Quirinale aprendo il suo intervento di fronte a membri laici e togati, «non si è mai verificata in undici anni». E il perché è subito chiaro: lo scontro governo toghe, agli occhi del Colle, ha passato il limite. Serve rispetto reciproco. 

«Mi hanno indotto a questa decisione – spiega Mattarella – la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio». E soprattutto «la necessità e l’intendimento – prosegue il presidente – di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione».

Lo scontro politico per il referendum costituzionale sulla Giustizia del prossimo marzo infuria. Il clima è rovente: l’intervista di Carlo Nordio al Mattino di Padova, in cui il ministro della Giustizia ha accusato il Csm di operare secondo un meccanismo «para-mafioso» ha scatenato un incendio. E non è bastata la precisazione di Nordio secondo cui si trattava di una citazione di altri: quei toni, agli occhi del Quirinale, sono inaccettabili. Così come non aiutano a rasserenare il clima le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, per il quale sono i criminali («indagati, imputati, massoneria e centri di potere deviati») a votare per il Sì. 

IL SEGNALE
Ecco perché il capo dello Stato decide di mandare un segnale. «In questa sede – avverte Mattarella – che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole».

Certo, il Csm e le sue scelte si possono contestare, perché Palazzo dei Marescialli non è esente da «difetti, lacune, errori» e nei suoi confronti «non sono precluse critiche». Allo stesso modo in cui si registrano gli stessi «difetti, lacune, errori» e «sono possibili critiche» nei confronti delle altre istituzioni, «siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Nessuno è esente. Ma senza oltrepassare i limiti e nel «rispetto vicendevole». In «qualsiasi momento, qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica», scandisce Mattarella, per poi lasciare la seduta. 

Parole che pesano come pietre, e che nessuno – né nella maggioranza né tra le opposizioni – può ignorare. Apprezza il centrosinistra: per la segretaria dem Elly Schlein il capo dello Stato «va ringraziato» per aver pronunciato un discorso «di altissimo profilo», mentre il leader 5S Giuseppe Conte parla di una visita «di alto valore simbolico» che segnala «un forte rigore istituzionale». Giovanni Bachelet, frontman del comitato del No, si augura che l’appello del capo dello Stato sia «pacificatore».

LE REAZIONI
Sul fronte centrodestra, il primo ad applaudire è Maurizio Lupi di Noi Moderati: «No a toni esasperati, facciamo nostre le parole di Mattarella». Ed è la stessa linea su cui fin da subito si posiziona il governo. Prima col viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, poi con il titolare di via Arenula Nordio. Che da Perugia per partecipare a un evento del Sì dirama una nota concordata con Palazzo Chigi: «Apprezziamo e condividiamo totalmente l’esortazione del Presidente della Repubblica. Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa», seppur «nel convinto sostegno delle nostre ragioni». Poi parla di nuovo ai microfoni: «Mi adeguerò – assicura – Ho citato parole altrui ma diamo per conclusa questa fase polemica. Entriamo in una fase di dialogo costruttivo». 

E se Giorgia Meloni sceglie il silenzio – salvo poi postare un nuovo video contro la «magistratura politicizzata» sui suoi social –, per FdI parla Galeazzo Bignami («parole importanti e significative»). Sposa l’appello di Mattarella anche Antonio Tajani, che però punge: «Io dico di abbassare i toni dall’altro giorno, ma tutti quanti devono farlo, a cominciare dai magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità come Gratteri». Mentre Matteo Salvini fa diramare una nota da via Bellerio per ricordare che anche il segretario del Carroccio giusto 24 ore prima aveva chiesto di non alzare i decibel. Segnali che il messaggio del capo dello Stato, almeno in apparenza, è stato ricevuto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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