28.10.2026
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«Pensavo che la musica non fosse più il mio posto, scartata da Amadeus mi sentivo inadeguata»


«A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / a quaranta voglio ritrovare un po’ di pace», canta Arisa in Magica favola, la canzone che dal 24 al 28 febbraio presenterà in gara al Festival di Sanremo 2026. Sul palco dell’Ariston la 43enne cantante lucana — nel 2009 prima tra i giovani con Sincerità, nel 2014 vincitrice tra i big con Controvento — torna dopo cinque anni di assenza. Sarà la sua ottava partecipazione.

Due anni fa ad Amici, dove tra il 2022 e il 2023 è stata professoressa di canto, confessò di provare un senso di inadeguatezza per essere stata scartata più volte da Amadeus: «Pensavo che la musica non fosse più il mio posto», dice lei, da tre anni coach di The Voice.

Perché?

«Non mi riconoscevo più. Non sapevo quale direzione prendere, complice anche il ricambio generazionale della musica italiana di questi anni».

E poi?

«Maria De Filippi mi ha aiutata moltissimo. Si è prodigata per far sì che io non mi mettessi da parte. Le devo tanto. Quando a dicembre Carlo Conti mi ha presa al Festival, ho sospirato: «Finalmente»».

Tra le canzoni che aveva presentato ad Amadeus c’era anche «La vita splendida», scritta per lei da Brunori Sas e poi incisa nel 2022 da Tiziano Ferro, che sarà superospite della prima serata. La sua versione uscirà?

«Spero di sì. Mi piacerebbe. Ma non sarà nel nuovo album Foto mosse, che pubblicherò in primavera e presenterò il 22 maggio al Teatro Brancaccio di Roma e il 29 maggio al Lirico di Milano. È nel cassetto. Amadeus non l’aveva considerata all’altezza, evidentemente. Peccato».

Cosa racconta in «Magica favola»?

«È la storia di una donna che, dopo mille onde, ritrova se stessa e la voglia di credere ancora nell’amore. L’ho scritta insieme a Giuseppe Anastasi, al romano Galeffi e ai Mamakass».

Nel 2024 Angelina Mango ha messo fine a una striscia di vittorie maschili che durava da dieci anni, dalla sua vittoria con «Controvento» nel 2014. Quanto ci vorrà prima che una donna torni a vincere il Festival?

«Spero poco. Ma io non sono per le quote, non sono una radicale: spero che vinca la canzone più bella. Che poi a cantarla sia un uomo o una donna poco importa. Le cose devono cambiare in altri ambiti».

Quali?

«La valutazione della donna nella società in quanto a ruoli, compensi, uguaglianza nella parola: stiamo indietro».

Aver dichiarato di gradire l’operato della premier Giorgia Meloni le ha portato più vantaggi o più svantaggi?

«Dopo quelle dichiarazioni due anni fa fui costretta a rinunciare al ruolo di madrina al Pride di Milano, proprio io che sono sempre stata vicina alle tematiche lgbtq: mi fece male. Parlavo di una dote caratteriale di Meloni («Mi piace perché ha cazzimma», ndr). Sono felice, comunque, che ci sia una donna a capo del governo: quando accendiamo il tg di solito sentiamo storie di donne uccise, non di donne che ricoprono ruoli così importanti. Quanto all’operato, è in cammino: vediamo».

Nella serata delle cover canterà «Quello che le donne non dicono» di Fiorella Mannoia. La farà con il finale rivisitato da Mannoia o quello originale del testo firmato da Enrico Ruggeri?

«Quello originale. Celebro le donne comuni, che lottano ogni giorno».

«Ogni bomba in Palestina non colpisce solo le case, ma spegne storie, legami, sogni», ha detto. In caso di vittoria del Festival andrà all’Eurovision o boicotterà?

«Ci andrei. È una vita che aspetto di gareggiare all’Eurovision: nel 2014 vinsi Sanremo ma quell’anno il regolamento non prevedeva che il vincitore partecipasse all’Eurofestival. Me lo devo, perché sono arrivata a Sanremo con le mie forze, autoproducendomi, tra mille difficoltà».


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