29.10.2026
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Economy

Riforme veloci, avanti con chi ci sta


«Non fraintendetemi: procedere tutti insieme, a 27, resta il piano A». Ma per rompere lo stallo e gli indugi, Ursula von der Leyen s’è decisa a tirare fuori dal cilindro (o meglio, dai Trattati) un’«opzione di riserva». Cioè la cooperazione rafforzata. Si tratta di una possibilità prevista dai testi fondativi dell’Ue dal 1997, quando fu firmato il Trattato di Amsterdam. Nasce in quel contesto l’idea di un’Europa a «geometrie variabili», in preparazione al maxi-allargamento a est portato a compimento qualche anno dopo.

Tradotto: avanti con chi ci sta, senza rallentare la velocità di crociera di chi vuole fare di più, insieme. Insomma, una coalizione dei volenterosi, stavolta in nome della crescita. In concreto, almeno nove Stati membri (su 27) possono decidere «di procedere più rapidamente e di essere più ambiziosi», bypassando così i veti e le resistenze nazionali. L’ex premier ed ex presidente della Bce Mario Draghi aveva evocato la cooperazione rafforzata appena una decina di giorni fa, come viatico verso un «federalismo pragmatico».

Il caso forse più esemplare di intesa tra «volenterosi» è offerto dall’euro: l’esperienza della moneta unica è nata, oltre un quarto di secolo fa, come un club di 12 Paesi in seguito allargatosi fino a ricomprenderne 21 (ultima entrata la Bulgaria, il 1° gennaio scorso). «Coloro che erano disposti ad aderire sono andati avanti, hanno creato istituzioni comuni con un’autorità reale» e si sono uniti in maniera «più profonda di quanto qualsiasi trattato avrebbe potuto prescrivere», ha affermato Draghi nel corso del suo intervento all’università di Lovanio, in Belgio, a inizio mese.

Dopo il “ritiro” nel castello di Alden Biesen, lo schema dei progressi con chi ci sta è entrato a pieno titolo anche nella “roadmap” per le riforme di von der Leyen. La presidente della Commissione lo ha citato espressamente come strada da intraprendere se, entro giugno, dovesse continuare l’impasse (che dura da oltre un decennio) sull’integrazione dei mercati dei capitali dell’Unione, ostaggio delle riserve delle piazze finanziarie più piccole e dinamiche.

In ballo è la possibilità di rendere più dinamici i mercati finanziari e convogliare i risparmi degli europei in investimenti. Sono due, in particolare, i dossier della cosiddetta «Unione dei risparmi e degli investimenti» su cui si potrebbe procedere a scartamento ridotto: la vigilanza centralizzata (pur se in collaborazione con le autorità nazionali) e le regole sulle cartolarizzazioni.

Non solo: la cooperazione rafforzata «è una soluzione molto interessante anche per il 28° regime, perché consentirebbe di renderlo più ambizioso», ha indicato von der Leyen, riferendosi a un’altra misura, in arrivo a marzo, cioè “EU Inc.”, lo statuto semplificato di diritto societario per aprire un’impresa autenticamente europea in un clic e in 48 ore.

Negli anni, la cooperazione rafforzata (valida solo per le materie in cui l’Ue non ha competenza esclusiva) è stata usata in maniera molto puntuale per superare lo stallo su alcune iniziative: il divorzio tra cittadini di Paesi diversi («alleanza» fra 17 Stati), il brevetto unico (18) e la creazione della Procura europea che indaga sui reati ai danni dei fondi Ue (24). Anche il maxi-prestito da 90 miliardi di euro su due anni per l’Ucraina, deciso a dicembre dai leader, è strutturato sotto forma di cooperazione rafforzata: è lo stratagemma trovato per scongiurare i veti sempre in agguato e consentire a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca — cioè i tre governi sovranisti che negano gli aiuti a Kiev e strizzano l’occhio al Cremlino — di non contribuire al finanziamento.


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