28.10.2026
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Economy

cosa si rischia se non si risponde


Nel 2025 il Fisco ha restituito a famiglie e imprese più soldi che mai: 26,3 miliardi di euro di rimborsi, l’8,5% in più rispetto al 2024, per un totale di oltre 4,1 milioni di pagamenti. Un anno da record per l’Agenzia delle Entrate, che da un lato accelera la restituzione delle imposte, dall’altro prepara per il 2026 una maxi-campagna di “avvisi bonari” a 2,4 milioni di contribuenti, per spingerli a mettersi in regola prima che scattino i controlli veri e propri.

 I RIMBORSI

Nel dettaglio, il grosso dei rimborsi è legato all’Iva, con oltre 20,8 miliardi tornati nelle tasche di partite Iva, imprese, artigiani e professionisti. Le imposte dirette hanno generato 5,3 miliardi di rimborsi, di cui 3,5 miliardi riconducibili all’Irpef delle famiglie e 1,8 miliardi all’Ires delle imprese. A questi si aggiungono 169 milioni di euro su altre voci, come imposta di registro, concessioni governative e Irap deducibile. Numeri che raccontano un Fisco sempre più “a doppio binario”: severo con chi evade, ma anche più rapido nel restituire quanto dovuto. Sul fronte dei contribuenti persone fisiche, il dato più evidente riguarda proprio l’Irpef. Quasi 4 milioni di rimborsi hanno interessato i cittadini, pari al 96% delle operazioni totali. In particolare, 2,4 milioni di contribuenti che non avevano indicato un datore di lavoro per l’accredito in busta paga – pensiamo a chi ha cambiato impiego, a precari, disoccupati o pensionati con situazioni non standard – hanno ricevuto direttamente dall’Agenzia 1,8 miliardi di euro tramite bonifico o assegno, spesso entro pochi mesi dalla presentazione del 730. Una boccata d’ossigeno in un anno ancora segnato dall’inflazione e dal caro-vita. Anche sul fronte Iva la macchina dei rimborsi mostra segnali di accelerazione. Fino a pochi anni fa il tempo medio di attesa viaggiava intorno ai 75 giorni, oggi è sceso sotto la soglia dei 68 giorni. Il miglioramento non nasce per caso: alla base ci sono sistemi di analisi del rischio più sofisticati e un utilizzo sempre più spinto dei dati incrociati, dalle fatture elettroniche ai corrispettivi telematici, fino alle dichiarazioni precompilate. L’obiettivo è semplice: velocizzare i rimborsi ai soggetti “affidabili”, concentrando i controlli sui casi davvero a rischio.

LE LETTERE

Se il 2025 è l’anno dei rimborsi record, il 2026 sarà quello della compliance “spinta”. L’Agenzia delle Entrate, in attuazione della convenzione con il Mef, ha programmato l’invio di 2,4 milioni di lettere ai contribuenti. Non si tratta ancora di accertamenti, ma di una sorta di promemoria: segnalazioni che invitano a verificare e, se necessario, correggere la propria posizione fiscale prima che parta il vero e proprio procedimento sanzionatorio. Un modo per “giocare d’anticipo”: premiare chi si mette in regola spontaneamente e colpire in modo più mirato chi invece punta consapevolmente a non pagare.Le aree sotto osservazione sono due. Da un lato, le imposte sui redditi: le lettere arriveranno a chi, in base agli incroci dei dati, potrebbe aver dimenticato di indicare in dichiarazione redditi di fabbricati, lavoro dipendente, capitale, lavoro autonomo o altre voci.

Dall’altro lato, l’Iva: focus su quei soggetti che hanno emesso fatture o trasmesso corrispettivi, ma non risultano aver inviato le liquidazioni periodiche. In pratica, il Fisco utilizza le tracce digitali già disponibili per segnalare incongruenze e dare una possibilità di rimediare, prima di passare alle sanzioni vere e proprie. Che questa strategia funzioni lo dimostrano i numeri della compliance degli ultimi anni. Nel solo 2024, il dialogo preventivo con i contribuenti – fatto di lettere, alert e inviti a mettersi in regola – ha portato nelle casse dello Stato 4,5 miliardi di euro. Un salto notevole rispetto ai 2,1 miliardi del 2019, all’1,2 del 2020 (anno della pandemia), all’1,8 del 2021, ai 3,2 miliardi del 2022 e ai 4,2 miliardi del 2023. La linea è chiara: meno blitz a sorpresa, più uso dei dati e degli inviti “soft”, ma accompagnati dalla prospettiva concreta del controllo se il contribuente non risponde.

IL MESSAGGIO

Sul piano culturale, il messaggio che arriva dai numeri è duplice. Da un lato, il Fisco sta provando a mostrarsi più “amico” con chi è in regola o commette errori in buona fede, restituendo più velocemente e in misura crescente quanto spetta a famiglie e imprese. Dall’altro, proprio grazie alla stessa infrastruttura di dati, toglie spazio all’evasione “di massa” e punta ad agire con maggiore tempestività verso chi prova a sfuggire al radar. Per il contribuente medio questo significa due cose molto concrete: controllare con attenzione dichiarazioni e comunicazioni ricevute, e non sottovalutare le lettere di compliance che arriveranno nel 2026. Perché il Fisco che restituisce di più, se ignorato, è anche quello che può presentare il conto più in fretta.


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