29.10.2026
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Politics

Congedo paritario, la sfida del centrosinistra si arena sui costi: il governo frena


La proposta di legge sul congedo parificato, presentata dal centrosinistra unito, fatica a decollare. Un percorso in salita che si scontra con la resistenza del centrodestra, frenata soprattutto dal nodo delle risorse finanziarie.

Stavolta la lista dei firmatari è lunga: Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni — e non solo. Una sinistra compatta che prova a incassare una vittoria su quello che definisce un «grave vulnus del nostro Paese». L’obiettivo è chiaro: introdurre nell’ordinamento italiano un congedo paritario tra madre e padre, «incrementando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a cinque mesi, al fine di contrastare la crisi della natalità nonché di favorire l’occupazione femminile, la qualità della vita dei bambini e dei genitori e le relazioni familiari». Una proposta che tiene gli occhi puntati sulla natalità, come a voler strappare quella battaglia da sempre rivendicata dal centrodestra.

Dal governo, la linea è stata netta fin dall’inizio: parere contrario sulle modifiche depositate. E se la proposta è arrivata sul tavolo della Commissione Lavoro già tre settimane fa, l’inizio delle votazioni ha avuto il via solo oggi.  Ritirati gli emendamenti del gruppo Misto e la maggior parte di quelli di Forza Italia; Accantonato, insieme a tre emendamenti del Movimento 5 Stelle — oggi sottoscritti anche da Alleanza Verdi e Sinistra — anche l’emendamento del partito azzurro. Il percorso si conferma quindi a ostacoli. Perché se il principio appare chiaro, la sua traduzione concreta non può essere semplice. Ad aggrovigliare il bandolo della matassa, ci pensano le questioni economiche — sulle quali già due settimane fa era stata chiamata a pronunciarsi la Ragioneria generale dello Stato. Così ora, la palla è passata al Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiamato a predisporre la relazione tecnica sui costi della proposta. Un passaggio decisivo, che al momento non si è ancora concretizzato.

Ora, quindi,  tutti gli occhi sono puntati su quel parere che tarda ad arrivare e che di fatto rallenta i lavori.

Quando arriverà non è chiaro, né lo è ciò che potrà accadere dopo. Da una parte una maggioranza restia ad aprirsi a una mediazione, chiusa fin dall’inizio all’ipotesi di presentare emendamenti; dall’altra un centrosinistra schierato sul fronte opposto, ancorato a quello che considera il cuore del provvedimento. Nessuna negoziazione sui principi cardini — soprattutto nessuna negoziazione sul tempo — ma una disponibilità a dialogare,  qualora anche dall’altra parte ce ne fosse la volontà.


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