28.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«Un ponte per la crescita». In campo investimenti per 1,4 miliardi


«Un ponte per la crescita comune». Lo slogan che campeggia sotto le decine di bandiere del Convention center di Addis Abeba (con tanto di ponte stilizzato tra le parole “Italia” e “Africa”) racconta bene quale sia l’ambizione con cui si apre il secondo summit Italia-Africa, il primo in terra africana dopo l’esordio nella Capitale di due anni fa. Fare di Roma il «ponte privilegiato» tra Europa e continente africano, un crocevia sempre più strategico per i nuovi equilibri geopolitici globali. E non solo perché a queste latitudini l’influenza di Cina e Russia si fa sentire, come raccontano gli ideogrammi che spiccano sui teloni dei palazzi in costruzione, contribuendo in larga parte a spingere quella crescita che sta cambiando il volto della città fondata da Menelik II.

Uno scenario in cui l’Italia e il Vecchio continente, è la convinzione di Palazzo Chigi, non possono non esserci. È questo il senso del Piano Mattei lanciato dall’esecutivo: sviluppare progetti di collaborazione in loco, per mettere in moto le potenzialità e lo sviluppo dei Paesi africani. In prospettiva, fornendo altre strade per il futuro ai giovani africani che non siano quella – obbligata – dell’emigrazione. 

I Paesi coinvolti

Ed ecco perché, a due anni dal lancio delle prime iniziative del progetto intitolato al fondatore dell’Eni, ad Addis Abeba è tempo di bilanci. Capire cosa ha funzionato finora, cosa si può fare meglio. Per adesso il bilancio, dal punto di vista del governo, è più che positivo. Come dimostra proprio l’invito riservato a Meloni in terra etiope, non solo per il vertice Italia-Africa di oggi ma anche in qualità di ospite d’onore del summit dell’Unione africana in programma domani (l’ultimo leader europeo a essere ospitato fu Francois Hollande 13 anni fa). Così come il fatto che il piano, inizialmente nato con nove Paesi partner, si sia già allargato a 14, mentre altri potrebbero aggiungersi nel corso del 2026.

In totale, gli investimenti già stanziati sul continente africano ammontano a circa 1,4 miliardi di euro, finanziati in parte tramite il Fondo italiano per il clima (dal quale nel 2025 sono arrivati 800 milioni), e poi da Cdp, Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e Banca africana di sviluppo.

Ma sta aumentando pure il coinvolgimento di Paesi terzi extra Ue, dagli Usa alla Corea agli Emirati. Un lavoro «con l’Africa e non per l’Africa», rimarcano i diplomatici italiani coinvolti nell’attuazione degli oltre 50 progetti in cantiere, che punti allo sviluppo e non allo sfruttamento. Ed è in questa direzione che vanno le opere più ambiziose in corso di realizzazione. Dai corridoi energetici alle filiere agroalimentari, passando per acqua, formazione e innovazione digitale. 

I progetti

Sul fronte energetico, tra i progetti di punta figurano l’impianto fotovoltaico Abydos II in Egitto da 1 GW con sistema di accumulo, il collegamento elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia e il finanziamento da 150 milioni di euro al Kenya per sostenere le strategie climatiche. Mentre a livello regionale, spicca il Corridoio di Lobito — tra Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo -, sostenuto anche da investimenti di altri Paesi come gli Usa. L’idea è quella di creare una via commerciale privilegiata per il trasporto rapido e sicuro di materie prime, a cominciare da minerali e terre rare. Ma non si contano i progetti di collaborazione in campo agricolo, dal piano per l’agricoltura rigenerativa su terreni semi-aridi in Algeria al progetto sulla filiera del caffè in cinque Paesi pilota dell’Africa orientale. Un piano win-win, insomma: sviluppare le potenzialità dell’Africa perché a beneficiarne sia, un domani, anche l’Europa. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]