28.10.2026
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Economy

crescono gli arrivi dal Sud nella Capitale


L’alta velocità non accorcia soltanto le distanze. In Italia sta ridisegnando, in silenzio, la geografia degli studi universitari. E il baricentro di questo movimento ha un nome preciso: Roma. Con circa un quarto delle nuove partenze di studenti universitari dalle province meridionali che, dopo l’arrivo dei treni veloci, ha come destinazione la Capitale. È quanto emerge dallo studio di Banca d’Italia “Brain drain on the fast train”, che analizza l’impatto dell’espansione della rete dell’alta velocità ferroviaria tra il 2010 e il 2019 sui flussi di mobilità degli studenti universitari italiani.

In valori assoluti, per Roma, significa quasi 40 studenti in più ogni anno, con un aumento di circa il 20% rispetto ai flussi precedenti.

In un decennio, come spiega il rapporto, la rete dell’alta velocità ferroviaria è cresciuta rapidamente: le stazioni servite sono passate da 35 a 104, le province collegate da 25 a 57. Nello stesso arco di tempo, la mobilità studentesca interna ha continuato ad aumentare: nel 2021 il 52% degli studenti iscritti al primo anno di università ha scelto un proprio ateneo fuori dalla provincia di residenza, contro il 47% di dieci anni prima. È mettendo insieme questi due fenomeni che lo studio della Banca d’Italia analizza come i nuovi collegamenti veloci hanno inciso sulle scelte degli studenti.

Il dato centrale è semplice e netto. Quando una provincia ottiene una fermata dell’alta velocità, aumenta il numero di studenti che decidono di andare a studiare altrove. Nei media, l’uscita cresce dell’8% rispetto al periodo precedente. In termini assoluti, si tratta di circa 100 studenti in più ogni anno che lasciano il territorio di origine per iscriversi in un’altra provincia.

La tendenza

Sul fronte opposto non accade nulla: gli studenti in entrata non aumentano in modo significativo. L’alta velocità facilita le partenze, ma non rende le università locali più attraenti. L’effetto non è immediato. Diventa visibile a partire dall’anno successivo all’attivazione del servizio e si rafforza nel tempo. Questo indica che non si tratta di una reazione temporanea o legata all’entusiasmo iniziale, ma di un cambiamento strutturale nelle scelte. Una volta ridotti i tempi di viaggio e reso più semplice il ritorno a casa, studiare lontano diventa un’opzione concreta per molti più studenti.

La geografia del fenomeno è fortemente sbilanciata. Nel Centro-Nord l’arrivo dell’alta velocità non produce effetti apprezzabili sui flussi di studenti, né in entrata né in uscita. Nel Mezzogiorno, invece, l’impatto è evidente. Le province meridionali che vengono collegate perdono in media 170 studenti in più nei sei anni successivi all’attivazione del servizio, pari a un aumento dell’11% rispetto alla situazione precedente. L’intero effetto osservato a livello nazionale è concentrato qui: senza il Sud, l’alta velocità non cambia la mappa degli studi universitari.

Conta anche la distanza. I dati mostrano che l’alta velocità non incide sugli spostamenti brevi. Al di sotto dei 90 chilometri, le scelte restano sostanzialmente invariate.

È oltre questa soglia che il treno veloce fa la differenza. I flussi in uscita aumentano progressivamente con la distanza e diventano significativi soprattutto per i trasferimenti di medio e lungo raggio. Circa il 75% dell’aumento complessivo riguarda studenti che si spostano verso province collocate in un’altra macroarea del Paese. La direzione di questi flussi è tutt’altro che casuale. Gli studenti non si distribuiscono lungo tutta la rete, ma si concentrano in pochi grandi poli già forti. Le grandi città universitarie servite dall’alta velocità prima del 2010 intercettano circa il 18% dell’aumento complessivo delle partenze dal Sud.

Le destinazioni

Tra queste, Roma emerge come una delle principali destinazioni. Funziona come un grande nodo di assorbimento: abbastanza vicina da essere raggiungibile facilmente, abbastanza grande da offrire opportunità percepite come migliori, abbastanza centrale da diventare una destinazione naturale. E in un Paese in cui oltre il 60% dei laureati tende a lavorare nella stessa area in cui ha studiato e in cui i rientri verso il Sud limitati restano, gli effetti positivi per la Capitale sono evidenti.

Napoli segue da vicino, soprattutto come polo di attrazione interno al Mezzogiorno. Qui l’aumento è di circa 55 studenti all’anno, pari a una crescita di circa il 30%. Gli altri grandi centri del Centro-Nord mostrano invece effetti più contenuti.

Il quadro che emerge è quello di una doppia polarizzazione: da un lato il flusso Sud–Centro-Nord, dall’altro una concentrazione crescente all’interno dello stesso Mezzogiorno, con le grandi città che crescono a spese delle province medio-piccole. Un elemento importante riguarda il profilo degli studenti coinvolti. L’aumento della mobilità non riguarda solo una minoranza selezionata. L’effetto dell’alta velocità è simile per uomini e donne e non varia in modo significativo in base al rendimento scolastico. Studenti con voti alti e studenti con voti medi reagiscono allo stesso modo. Quando il viaggio diventa più semplice e affidabile, partire diventa una possibilità concreta per tutti.


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