Nel 2025 il fatturato della logistica italiana ha raggiunto quota 112,4 miliardi con una crescita dell’1,9 per cento rispetto al 2024. Sempre lo scorso anno sono state mobilitate dalle 60mila aziende del settore 250 milioni di merci, in salita dell’1,2 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti.
A fornire questi dati è Davide Falteri, presidente di Federlogistica. Secondo il quale, dietro questi numeri, «ci sono la forte spinta alle esportazioni verso gli Usa anche per anticipare i dazi così come all’aumento delle miglie percorse, legato al blocco del canale di Suez». Più in generale, «i maggiori flussi dall’Italia hanno riguardato Stati Uniti e Canada verso Ovest, Cina e India verso l’Oriente, mentre in Europa, nonostante il calo dei volumi, i principali partner restano Germania, Francia e Spagna». Il tutto, mentre a livello mondiale, la logistica ha registrato un fatturato vicino al 10 per cento del PIL globale, pari a una cifra vicina a 10mila miliardi di dollari, con la prospettiva di crescita di tre volte entro il 2035, per arrivare quindi a quota 35mila miliardi.
L’assemblea
Oggi a Roma si è svolta l’assemblea annuale dell’associazione della galassia Conftrasporto-Confcommercio, che riunione le imprese della logistica, gli spedizionieri, i gestori dei magazzini fino agli interporti e agli aeroporti. Al centro della giornata sia la necessità di gestire questo settore sempre con una maggiore attenzione alle questioni di natura geopolitica — soprattutto guardando al ruolo del Mediterraneo — sia la futura legge dei porti, che dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri è attesa in Parlamento.
Luigi Merlo, fondatore e presidente onorario di Federlogistica, ha sottolineato «l’importanza di una visione di lungo periodo per il settore logistico e il valore del dialogo costante tra istituzioni, imprese e territori, sottolineando la necessità di scelte coerenti e coordinate per rafforzare il ruolo dell’Italia nei traffici internazionali».
Per quanto riguarda la riforma del settore — quella che porterà alla nascita di Porti d’Italia Spa — Merlo ha spiegato che sarebbe meglio «dividere in due il provvedimento». Al posto di una società di capitale, spinge «per un’agenzia nazionale o una società del ministero dei Trasporti che dialoga con le autorità portuali. In questa direzione va difeso il principio della riforma che valorizza il maggiore coordinamento tra tutti gli enti esistenti». Parallelamente, ha aggiunto, bisogna insistere sugli investimenti infrastrutturali, con «opere che riescono ad attuare gli effetti dei cambiamenti climatici in difesa del territorio e delle nostre coste».
Intanto la Ue, dopo le spinte degli armatori, sarebbe pronta a destinare 10 miliardi del gettito Ets per progetti di decarbonizzazione del settore. Secondo il viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi, «questi fondi vanno trattati sempre di più alla spesa corrente, per evitare che qualcuno voglia fare cassa con la tassazione sulle emissioni». Sempre Rixi, padre della riforma dei porti, ha annunciato a breve lo sbarco in Parlamento, «dove siamo pronti a discutere di modifiche con le parti interessate, ma non cambiare lo schema che serve per creare un soggetto forte e per fare crescere il settore marittimo con la stessa velocità con la quale cresce l’industria». Secondo Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti della Camera, «il sistema degli Ets sta mettendo in crisi tutto lo shipping europeo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this