Sì al testo proposto da Giulia Bongiorno per il disegno di legge sulla violenza sessuale, senza la parola «consenso» che tante polemiche aveva scatenato nelle scorse settimane. Lo ha deciso la commissione Giustizia del Senato che ha votato per l’adozione del testo base. A favore il centrodestra, contrarie tutte le opposizioni (Pd, M5s, Italia viva e Avs). La proposta Bongiorno, al centro di forti polemiche, ha modificato il testo approvato all’unanimità alla Camera nel novembre scorso, introducendo la «volontà contraria» a un rapporto sessuale, e non più il «consenso libero e attuale» che, se manca, definisce il reato di violenza.
Previsto, inoltre, un aumento delle sanzioni da 7 a 13 anni di reclusione nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima.
Questi ultimi aspetti sono stati aggiunti nella riformulazione presentata oggi dalla relatrice (nella prima versione, le pene erano di 6-12 anni nel primo caso e di 4-10 nel secondo).
«Anche la presidente della commissione Giustizia e relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, Giulia Bongiorno, ha votato e l’esito finale è di 12 voti favorevoli e 10 contrari», ha detto la senatrice del Pd, Valeria Valente, al termine del voto.
Bongiorno: «Chi lo critica non lo ha letto»
«Posso dire in maniera chiara e categorica che il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, patto stra rispettato», ha detto la senatrice Giulia Bongiorno ai cronisti che le chiedevano se l’adozione di un nuovo testo base sul disegno di legge sulla violenza sessuale, che lei ha proposto modificando quello approvato alla Camera, non abbia rotto l’accordo bipartisan sul ddl fondato sul principio del consenso delle vittime. «Secondo me questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera — ha continuato Bongiorno che è la relatrice del provvedimento — perché salvo chi parla senza leggere il testo, tutta la parte mia del freezing lì non c’era. Poi ci sono alcuni che criticano il testo dicendo: «Non mi convince che ha levato l’interrogatorio», ma non si parla di interrogatorio, cioè io ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Leggete e poi per carità valutate».
Pd: tradito un accordo politico
Sul ddl stupri «il problema è che prima la maggioranza sottoscrive un testo, poi ci ripensano, poi si mettono a litigare internamente. Secondo noi su un tema del genere questo non va bene. Una cosa è intervenire su qualche aspetto, altra cosa è stravolgerlo completamente. Mi sembra che qui venga chiamata in causa direttamente anche la presidente del consiglio», ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, a margine di un evento al Senato. «Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul «consenso», sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne? Le vittime di violenza, che faranno più fatica di oggi ad essere credute? Perché stravolgere la nostra proposta di legge volta a introdurre nel diritto italiano il concetto di consenso libero e attuale nei rapporti sessuali, trasformandolo in dissenso da provare? Ignorando la paura che paralizza, negando voce e credibilità alle esperienze vissute da migliaia di donne». Cosi le deputate dem della Commissione femminicidio e violenza, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio. «Ci auguriamo che ci sia ancora spazio per un’assunzione di responsabilità e uno scatto di dignità, in primis delle donne parlamentari, nei confronti delle altre donne. Colleghe e colleghi, ascoltate e rispettate la voce dei centri anti violenza e delle associazioni che tutelano le donne, che oggi erano numerose davanti al Senato a chiedervi di non cancellare il consenso, di dare valore e attendibilità al racconto delle donne, perché «solo sì è sì»».
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