La «tolleranza» e la «coesistenza» come «fondamento di civiltà» e «modello di pace». Se c’è una cosa che unisce Italia ed Emirati Arabi Uniti, scrive Sergio Mattarella in un messaggio lasciato a penna all’ingresso della Casa della famiglia abramitica di Abu Dhabi, è il sostegno «convinto» al dialogo tra i popoli. E quale luogo migliore per ribadire questo impegno comune se non l’edificio inaugurato due anni fa nella capitale emiratina, pensato dopo la visita di Papa Francesco del 2019: una moschea, una sinagoga e una chiesa cristiana dedicata a San Francesco disposte attorno a un giardino e collegate tra loro da fondamenta uniche, simbolo dell’auspicata fratellanza tra le tre grandi religioni monoteiste. Ed è proprio sulla necessità di una convivenza pacifica che insiste il capo dello Stato, atterrato martedì sera ad Abu Dhabi per una visita di Stato di tre giorni nel Golfo Persico che oggi proseguirà a Dubai. «Tra i tanti aspetti che rendono gli Emirati un punto di riferimento nella vita internazionale c’è anche questo straordinario carattere di apertura al dialogo tra le religioni», sottolinea Mattarella. Non è solo «tolleranza e convivenza», ma una «sollecitazione al contributo che insieme possono dare le grandi religioni». Una «visione – afferma ancora il presidente – di cui c’è grande necessità nella vita internazionale».
I dossier
Uno scenario, lo scacchiere globale, in cui la monarchia del Golfo gioca ormai un ruolo di primo piano. Come testimoniano la firma degli Accordi di Abramo nel 2020 e più di recente l’ingresso degli Emirati nel Board of peace lanciato da Trump per Gaza. E poi teatri come l’Iran, il Sudan, lo Yemen, la Somalia, su cui da tempo gli emiri hanno intensificato la proiezione esterna del Paese.
Ma a spiegare il perché i rapporti tra Roma e Abu Dhabi si sono tanto intensificati negli ultimi anni – tre le visite di Giorgia Meloni negli Emirati e più di trenta quelle a livello ministeriale, mentre un anno fa è stato il presidente Mohamed bin Zayed al Nayhan ad atterrare nella Capitale – sono soprattutto i dossier economici. Dal 2021 a oggi gli scambi commerciali sono raddoppiati, fino a superare quota 9 miliardi di euro. Con l’export italiano in crescita di quasi il 20% su base annua e un investimento emiratino di lungo periodo in Italia pari a circa 40 miliardi di dollari. E destinato – si spera – ad aumentare, dal momento che i cinque fondi sovrani del Golfo gestiscono uno dei portafogli più rilevanti al mondo, oltre 2.200 miliardi. Un’interconnessione crescente, simbolo di un’amicizia su cui il viaggio di Mattarella vuole mettere il sigillo.
E poi ci sono le imprese tricolori che hanno avviato attività tra Abu Dhabi e Dubai, una delegazione delle quali oggi incontrerà il capo dello Stato. Quelle stabilmente presenti nel Paese sono più di 600, in settori che vanno dalla tecnologia alla difesa, dall’energia alla cantieristica: grandi player nazionali come Eni, Leonardo, Ansaldo e Fincantieri e una miriade di pmi, attratte dalle opportunità di un Paese «in veloce e accelerata modernizzazione costante», come lo definisce Mattarella.
Tanti anche i ricercatori italiani che si sono trasferiti qui, attratti dai progetti di cooperazione in ambito spaziale e nella ricerca tecnologica. Il presidente ne incontra un gruppo, nella sede dell’ambasciata italiana: «La vostra presenza qui – dice loro – è una carta d’identità preziosa per il nostro Paese». E oltre a dare lustro all’Italia, rappresenta anche «un contributo al dialogo internazionale e quindi alla pace, alla collaborazione».
Qualche ora prima, dopo la visita alla Grande moschea di Abu Dhabi, il capo dello Stato era stato ricevuto al palazzo presidenziale da bin Zayed. Al centro del colloquio, la necessità di porre fine ai conflitti e contrastare ogni azione che punti a mantenere alta la tensione, specie in Medio Oriente. «Sono lieto di restituire la visita che lei ha fatto l’anno scorso in Italia, graditissima e molto importante, che ha lasciato segni concreti nella nostra collaborazione», le parole di Mattarella. Mentre il presidente emiratino si è detto «fiducioso» che la visita darà un «forte impulso allo sviluppo delle relazioni bilaterali nell’ambito del nostro partenariato strategico», a cominciare dagli investimenti «nei settori dell’economia, nella tecnologia avanzata, nell’intelligenza artificiale».
Una collaborazione che si era già tradotta, tra gli altri aspetti, anche nell’accordo di cooperazione difensiva siglato dai due Paesi, su cui è arrivato nei giorni scorsi il via libera del Cdm (mentre manca ancora quello del parlamento). Intesa che spazia dalle esercitazioni congiunte alle joint venture industriali, fino alla ricerca su nuovi sistemi di difesa basati anche sull’Ia. E tutto, a cominciare dall’impegno profuso dal governo nel rilancio dei rapporti bilaterali, lascia pensare che sia solo l’inizio.
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