27.01.2026
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Politics

Forza Italia celebra la “discesa in campo”. E festeggia il record tesserati: 250mila


Sul megaschermo allestito nell’auditorium dell’hotel Continental a Napoli scorrono le immagini d’antan. Quelle del celebre “contratto con gli italiani” siglato nello studio di Porta a porta. E della nave Azzurra libertà che circumnavigò l’Italia per le Regionali del 2000. E poi gli slogan gridati ai comizi, le piazze piene. Fino al discorso forse più famoso, quello della “discesa in campo”: «L’Italia è il Paese che amo». Correva il 26 gennaio 1994 quando quelle parole furono trasmesse per la prima volta in tv. Trentuno anni dopo, Forza Italia celebra la ricorrenza con una tre giorni di eventi al via ieri nel capoluogo partenopeo, per proseguire oggi a Roma e domani a Milano. L’amarcord, però, si ferma qui. Guarda al futuro, il partito azzurro. «Dopo la morte di Berlusconi dicevano che saremmo scomparsi e invece eccoci qua», rivendicano da Napoli i big forzisti (presenti tra gli altri Casellati, Martusciello, Gasparri e i governatori Bardi e Occhiuto).

E anche se l’obiettivo tracciato da Antonio Tajani del «20 per cento alle Politiche» a guardare i sondaggi resta lontano, gli azzurri hanno di che festeggiare. A cominciare dal boom del tesseramento, con gli iscritti che a fine anno hanno sfondato quota 250mila. «Erano solo seimila nel 2022», rivendica il responsabile tessere Tullio Ferrante. Ma il balzo si fa sentire pure rispetto a dodici mesi fa, con una crescita nell’ordine di centomila tessere. Un “tesoretto” che tornerà assai utile, sia per le casse del partito che in caso di congresso anticipato. Le assise, da calendario, dovrebbero svolgersi a inizio 2027, a pochi mesi dalle Politiche. Anche se nelle ultime settimane hanno preso a circolare voci di una possibile anticipazione. Che però chi è vicino a Tajani smentisce. E il motivo è chiaro: che senso avrebbe “blindarsi”, se all’orizzonte non si avvistano avversari in grado di contendere la leadership al vicepremier? La corsa di Occhiuto, spinto secondo i rumors da Marina Berlusconi, per il momento pare entrata in modalità stand-by. Mentre dal frullatore delle ipotesi spunta un altro nome, quello di Letizia Moratti. «Nessuno spaccherà il partito, ma FI deve rafforzare l’approccio riformatore», ripete intanto il governatore della Calabria. Che al congresso potrebbe anche rinunciare. I più vicini a Tajani lo danno per certo, e anzi aggiungono una stoccata velenosa: «La tre giorni è la pietra tombale sul tentativo di Occhiuto. Ha capito che, al netto della famiglia Berlusconi, nel partito ha tutti contro». Chissà. Tajani come la pensa sul punto lo ha chiarito anche ieri. «Sono contrario ai padrini che nominano questo o quello», scandisce il segretario azzurro. «Gli iscritti si scelgono i propri dirigenti, così non ci saranno più raccomandati, amici degli amici e parenti dei parenti, ma dirigenti eletti». Il leader, in altre parole, non lo scelgono i Berlusconi.

Allargare i confini

Rivendica di aver tenuto il punto con la Lega, il segretario, ormai scalzata nei sondaggi: «Siamo il terzo partito italiano, il secondo del centrodestra». E guarda al centro, ad Azione di Carlo Calenda. Che domani sarà all’evento azzurro a Milano. Il centrodestra si allarga? «Bardi in Basilicata è stato il primo a fare l’accordo centrodestra-Azione», risponde Tajani. «Si può fare anche a Milano? Vedremo». Di certo «i confini si possono allargare». Insomma: la missione resta «completare la rivoluzione liberale di Berlusconi». Ma chi pensa che questo significhi guardare solo al passato, si sbaglia di grosso.


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