25.01.2026
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Politics

Gaza, gli Usa chiedono all’Italia di far parte della forza di stabilizzazione: cos’è e come funziona


La proposta viene alla luce quando ancora non è sciolto il nodo dell’adesione italiana al Board per la pace voluto da Donald Trump. Ed è destinata a complicare ulteriormente il quadro diplomatico: gli Usa chiedono all’Italia di aderire alla Forza Internazionale di Stabilizzazione per Gaza, vale a dire l’organismo previsto dalla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza Onu, firmata a novembre scorso, che — nell’ottica di un processo a più fasi — avrebbe dovuto garantire la protezione della popolazione civile e coadiuvare l’addestramento delle nuove forze di polizia palestinesi. 

Secondo quanto riferisce Boomberg, l’offerta sarebbe stata presentata alla premier Giorgia Meloni e alla Farnesina questa settimana, senza però che una decisione sia stata già presa. In base alla proposta, l’Italia non contribuirebbe con truppe, ma avrebbe un compito nell’addestrare la futura forza di polizia di Gaza, derivante dalla sua influenza politica su stati arabi, Israele e palestinesi, secondo le fonti. 

Da parte sua la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers interpellata non ha specificato se gli Stati Uniti abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Alla domanda specifica sull’Italia, un funzionario statunitense ha affermato che diversi Paesi sono interessati a partecipare agli sforzi di pace di Trump a Gaza e che gli Stati Uniti sono in trattative con nazioni partner. 

Il nodo dell’adesione al board di Trump 

Tutto questo avviene mentre ancora persisterebbero perplessità sull’adesione al Board of peace presieduto da Donald Trump. Meloni lo ha detto chiaramente durante le dichiarazioni a margine del vertice interogvernativo tra Italia a Germania: l’adesione risulterebbe «incostituzionale e quindi incompatibile con il nostro ordinamento». Ragionamenti che, nei giorni scorsi la premier ha condiviso con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A creare dubbi oltre ai meccanismi di ingaggio — le opposizioni parlano di Onu a pagamento  —  è anche la composizione del Board che includerebbe Netanyahu, Putin ed Erdogan. Punti che hanno spinto anche altri paesi europei a fare un passo indietro per il momento. Tant’è che già si fa strada un possibile piano B: quello di un sostegno esterno degli stati Ue che darebbe adito a una sorta di membership di secondo livello senza passare per la ratifica del Parlamento. 


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