L’export dell’agroalimentare italiano si dimostra più forte dei dazi e delle tensioni internazionali e vola verso un nuovo record. L’Ismea stima che nel 2025 le vendite chiuderanno a quota 73 miliardi di euro, dopo i 70 miliardi sfiorati l’anno prima. Secondo il rapporto Agrimercati diffuso ieri dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nei primi undici mesi del 2025 le vendite all’estero dell’agroalimentare hanno sfiorato i 67 miliardi di euro, facendo segnare un +5% su base annua.
Crescita solida
Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida: «Questo risultato conferma la centralità del made in Italy agroalimentare sui mercati internazionali». I numeri, insomma, mostrano una fase di crescita solida, alla quale hanno contribuito gli interventi pubblici attivati dal governo, tramite il Masaf. Interventi che hanno reso disponibili oltre 15 miliardi di euro di investimenti per il settore primario, ricorda l’Ismea, mobilitando risorse nazionali ed europee. Il settore vale il 15% del Pil.
Tra i prodotti trainanti dell’export nazionale figurano caffè, formaggi e prosciutti, ma anche frutta fresca, prodotti della panetteria e pasticceria hanno spinto in alto le vendite nel 2025. Dal rapporto Ismea emerge poi che il valore aggiunto agricolo è cresciuto nel terzo trimestre 2025 dello 0,8% sul trimestre precedente e dello 0,6% sullo stesso trimestre del 2024.
Accelerano i ritmi produttivi dell’industria alimentare, con l’indice della produzione industriale che nel terzo trimestre 2025 ha guadagnato il 3% rispetto al trimestre precedente e il 4,5% su base annua. Gli occupati sono aumentati dell’1% sul secondo trimestre e dell’1,5% sul terzo trimestre 2024.
Il vino
Un contributo a questa dinamica è arrivato dal vino, la cui produzione nella campagna 2025/2026 è stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri (+8%). Positivi anche i risultati del raccolto del pomodoro da industria (+11% rispetto al 2024) e della frutta estiva. Poco più di un mese fa, la cucina italiana veniva ufficialmente riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Sempre l’Ismea: «La dieta mediterranea rafforza nel tempo la competitività delle filiere italiane e l’attrattività dell’agroalimentare made in Italy». Per quanto riguarda i consumi alimentari domestici (+4%), il rapporto conferma il recupero dei volumi per molti prodotti del carrello, come uova (+6,7%), ortaggi freschi (+2,9%) e yogurt (+4,9%).
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