Negli ultimi anni l’attenzione per la salute si è spostata sempre più verso un organo spesso trascurato: l’intestino. Termini come microbioma, probiotici e fermentazione sono entrati nel linguaggio quotidiano, mentre alimenti un tempo di nicchia — come kefir, kombucha, kimchi e crauti — hanno conquistato gli scaffali dei supermercati. Questa nuova consapevolezza non è una moda passeggera, ma il riflesso di un interesse scientifico crescente verso il ruolo cruciale dell’intestino nel benessere generale.
Perché il microbioma è così importante
Il microbioma intestinale, l’insieme di miliardi di batteri che popolano il nostro apparato digerente, svolge funzioni fondamentali: aiuta la digestione, sostiene il sistema immunitario, regola il metabolismo e influisce persino sulla salute mentale. Non sorprende quindi che i disturbi intestinali siano sempre più diffusi: una visita medica su otto è legata a problemi digestivi e le patologie intestinali continuano ad aumentare.
Disturbi in crescita e numeri preoccupanti
Negli ultimi dieci anni, come ricorda il Daily Mail, i casi di malattie infiammatorie intestinali sono cresciuti del 34 per cento. Anche disturbi più comuni, come il reflusso acido e le intolleranze alimentari, colpiscono ormai una larga fetta della popolazione. Questo scenario ha spinto esperti e ricercatori a interrogarsi non solo su cosa mangiare per stare meglio, ma anche su quali alimenti sarebbe opportuno limitare o evitare.
Non solo cosa mangiare, ma anche cosa evitare
Secondo gli specialisti, nutrire i batteri “buoni” dell’intestino con alimenti ricchi di fibre è essenziale. Tuttavia, è altrettanto importante ridurre il consumo di cibi che possono danneggiare l’equilibrio del microbioma. Alcuni alimenti insospettabili, infatti, possono compromettere la digestione e favorire l’infiammazione intestinale.
Il lato oscuro del pane confezionato
Gli alimenti ultra-processati sono noti per i loro effetti negativi sull’intestino, ma il pane del supermercato spesso sfugge a questa categoria agli occhi dei consumatori. Secondo il fisiologo gastrointestinale Jordan Haworth, sentito dal quotidiano inglese, molti di questi prodotti confezionati contengono elevate quantità di emulsionanti sintetici, utilizzati per migliorare consistenza e durata.
Queste sostanze possono alterare la barriera protettiva dell’intestino, aumentando il rischio di infezioni e infiammazioni. Inoltre, la raffinazione del pane bianco elimina gran parte delle fibre, fondamentali per la salute del microbioma. Il risultato è una dieta più povera di nutrienti e più ricca di zuccheri, grassi e additivi.
Gelati industriali
I gelati industriali sono ricchi di emulsionanti che possono alterare il microbioma. Peraltro, circa il 10 per cento della popolazione presenta una certa intolleranza al lattosio, che può causare gonfiore, gas e diarrea. In alternativa, gli esperti suggeriscono di optare per latticini fermentati come kefir o yogurt greco, che apportano batteri vivi benefici e contribuiscono a rafforzare la parete intestinale.
Dolcificanti
Ridurre lo zucchero è importante, ma sostituirlo con dolcificanti artificiali non è sempre la scelta migliore. Studi scientifici hanno dimostrato che sostanze come sucralosio e saccarina possono alterare il microbioma e influenzare negativamente il metabolismo del glucosio.
Anche prodotti “senza zucchero” o “light”, come bibite, caramelle e dolci da forno, spesso contengono alcoli di zucchero e fibre aggiunte — come eritritolo, sorbitolo o fibra di cicoria — che possono causare disturbi digestivi. Paradossalmente, questi alimenti possono risultare più irritanti per l’intestino rispetto alle versioni tradizionali.
I rischi del formaggio vegano
I formaggi vegani sono una scelta comune per chi segue una dieta vegetale, ma non sempre sono amici dell’intestino. Molti prodotti contengono oli raffinati, amidi e stabilizzanti con scarso valore nutrizionale e potenzialmente irritanti per la mucosa intestinale.
A differenza dei latticini fermentati, questi formaggi non apportano colture vive benefiche. Le versioni migliori, secondo gli esperti, sono quelle a base di ingredienti integrali come noci, semi o verdure: meno lavorate e più ricche di fibre e grassi sani.
Ostriche, un rischio spesso sottovalutato
Tra gli alimenti più problematici per l’intestino sono le ostriche, che rappresentano un rischio elevato perché possono trasmettere batteri e virus presenti nell’acqua. Le infezioni alimentari possono danneggiare l’intestino a lungo termine, favorendo condizioni come la sindrome dell’intestino irritabile.
Fritture e oli, un mix difficile da digerire
Infine, anche i cibi fritti possono compromettere la salute intestinale. Gli oli sottoposti ad alte temperature si ossidano, formando composti che alterano negativamente il microbioma. Inoltre, molti oli vegetali utilizzati per la frittura sono difficili da digerire e possono causare disturbi gastrointestinali.
Se proprio si vuole friggere, l’olio extravergine di oliva rappresenta l’opzione migliore: grazie ai polifenoli, resiste meglio all’ossidazione e risulta meno dannoso per l’intestino.
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