«In un tempo di sofferenze indimenticabili, L’Aquila e l’intera Italia seppero reagire e mobilitare energie». Sono passati quasi diciassette anni dal terremoto che devastò il capoluogo dell’Abruzzo e impresse una ferita indelebile sull’Italia intera. Più di trecento morti, 1.600 feriti, 80mila sfollati e una scia di macerie che arriva fino al presente. Ma l’Aquila e tutto il Paese hanno «reagito», sottolinea Sergio Mattarella. E i frutti di quel lavoro, faticoso, lento ma costante, oggi si vedono. È rinata, l’Aquila. E la sua designazione a Capitale della Cultura 2026 lo testimonia. La città raccoglie il testimone da Agrigento, per inaugurare un anno che sarà ricco di eventi, manifestazioni, mostre. E suggellare quella «rinascita» celebrata dalla cerimonia alla presenza del capo dello Stato.
Un riconoscimento, quello di Capitale della Cultura, che per il presidente della Repubblica deve assume ancor più senso alla luce degli scossoni che terremotano il mondo. «L’immenso valore della cultura – sottolinea Mattarella – risalta ancor più in questo periodo. In un mondo in cui vi sono molteplici motivi di preoccupazione. Guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento sono riapparse, con il loro carico di morte e devastazione».
Mattarella alla cerimonia d’inaugurazione di L’Aquila capitale italiana della cultura
È proprio in questo contesto, suggerisce l’inquilino del Colle, che la cultura può fornire risposte in quanto «strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace». Insomma «investire in cultura – è il monito del presidente – significa investire in democrazia». E l’Aquila ha la caratura per esserne portabandiera. La città, afferma ancora Mattarella, «non è nuova a sfide difficili». Quella del terremoto lo è stata, con la quale «ancora si sta misurando per completare l’opera di ricostruzione e di pieno rilancio». E il titolo riconosciuto oggi «sarà un contributo prezioso a questa impresa di comunità che continua. Un’impresa che appartiene anzitutto a L’Aquila e ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutto il Paese».
In sala, nell’auditorium dell’Accademia della gdf circondato dalle cime innevate degli Appennini, ad applaudire Mattarella sono in molti. I ministri Giorgetti e Giuli, il governatore abruzzese Marco Marsilio, il sindaco Pierluigi Biondi. Protagonista quest’ultimo di una polemica nata dalle sue parole al quotidiano “Il centro”, in cui il primo cittadino di Fratelli d’Italia con un passato di vicinanza a Casapound rifiuta di definirsi antifascista. «Non mi considero anti-nulla. Al massimo anti-juventino», risponde. A margine della cerimonia Biondi in parte corregge il tiro: «La mia era una battuta ironica. Ho giurato sulla Costituzione, tutta la mia attività è conformata ai valori della Carta», replica alle domande dei cronisti. Ma sulla contestazione che gli viene mossa tiene il punto: «Dirmi antifascista? Non sono fascista, non sono anti-nulla, non sono neanche anti-comunista».
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