19.01.2026
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Politics

Alberto Trentini, come è stato liberato? L’intelligence, il governo, la Chiesa e la legittimazione di Rodriguez


Le telefonate all’alba, dopo una domenica febbrile, trascorsa al cellulare, tra speranza e convinzione che la partita si sarebbe finalmente chiusa a stretto giro. È il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ad avvisare per primo la premier Giorgia Meloni: Alberto Trentini è libero, ha lasciato il carcere El Rodeo 1 assieme a un altro italiano, l’imprenditore torinese Mario Burlò, detenuto da 14 mesi nello stesso penitenziario alle porte di Caracas dove era recluso, ormai da 423 giorni, il cooperante veneziano. La presidente del Consiglio chiama Trentini, felice di saperlo finalmente libero. Ed è lei a dare la buona notizia alla mamma Armanda, che aveva nominato solo qualche giorno fa, nella conferenza stampa di inizio anno, raccontando che la sentiva spesso, descrivendo il suo disagio per un risultato che faticava ad arrivare.

La strategia

E che oggi è finalmente giunto, grazie a un gioco di squadra che ha visto triangolare senza sosta Farnesina, Palazzo Chigi, lntelligence, ma anche la Chiesa di Roma, con l’arcivescovo di Caracas Monsignor Raùl Biord Castillo impegnato in prima linea.

In uno sfibrante lavorio e continui stop and go. La svolta decisiva arriva con l’arresto di Nicolàs Maduro lo scorso 2 gennaio. A Roma il pensiero va subito a Trentini e gli altri italiani dietro le sbarre venezuelane, dodici per ragioni politiche, accusati di aver tramato contro un regime sanguinario. Una medaglia da appuntare sul petto tramatuta in manette. Il canale con Washington è aperto. Si spera che anche stavolta, esattamente come un anno fa per la liberazione di Cecilia Sala, la Casa Bianca giochi un ruolo decisivo, servendo all’Italia l’assist che attende. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, del resto, ha alimentato l’ottimismo di Roma, parlando dei detenuti reclusi in Venezuela con il titolare della Farnesina.

Delcy Rodriguez

Il lavoro per arrivare alla liberazione di Trentini si fa incessante: si lavora h24, sette giorni su sette per vederlo tornare a casa. Il 4 gennaio, a due giorni dall’arresto di Maduro, la premier Meloni sente al telefono la leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, per sondare le prospettive di una transizione pacifica e democratica a Caracas. Ma Trump sembra aver scommesso su Delcy Rodriguez, la vicepresidente di Maduro nominata dagli americani alla guida del paese ad interim. La presidente del Consiglio capisce che deve puntare su di lei per accelerare la scarcerazione di Trentini e gli altri, “legittimare” la sua leadership per arrivare a dama. Avvia contatti, ringrazia Rodriguez pubblicamente quando avvia la liberazione dei detenuti italiani, auspicando «una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas». La chiave per liberare delle manette Trentini e gli altri passa da lì. L’Intelligence intanto gioca il suo ruolo attivo, lo stesso fanno la Farnesina e Palazzo Chigi, con il sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano, al lavoro senza sosta. E il canale aperto non solo con il Venezuela, ma anche con Washington. Finalmente, nella notte, la notizia che Trentini è libero, arrivato assieme a Burlò all’Ambasciata italiana a Caracas, presto su un volo di Stato destinazione Ciampino, dove ad attenderlo, con buone probabilità, ci sarà anche Meloni, al fianco della mamma Armanda.


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