L’evento organizzato dalla Lazio presso il Parco dei Daini in Villa Borghese per i 126 anni del club è stata l’occasione – per il patron Claudio Lotito – di toccare svariati temi di casa biancoceleste: dal mercato al rapporto con Sarri, dall’iter avviato per lo Stadio Flaminio alla questione arbitrale. A margine dell’iniziativa mattutina nel centro della Capitale, il numero uno biancoceleste si è intrattenuto con i cronisti presenti. Si parte con una rassicurazione agli scettici sul tema dello stadio. «Faremo l’investimento da 430 milioni di euro direttamente, perché abbiamo tutte le risorse per poterlo fare. La prossima settimana presenteremo lo schema di contratto, poi verrà valutata la pubblica utilità prima della conferenza dei servizi. Ci stanno lavorando due università, nello staff c’è persino un componente della famiglia Nervi, il nipote: ho presentato una soluzione architettonica geniale e il sindaco ha apprezzato l’urgenza di una ristrutturazione conservativa. Investiamo 140 milioni a beneficio della collettività. Ho presentato la domanda un anno fa, per altre squadre l’iter è durato anni». La stima dei tempi non è semplice, ma «è ragionevole che entro tre anni possano essere iniziati i lavori. Speriamo che non vi siano rallentamenti. Se dipendesse dalla mia volontà, la prima pietra verrebbe messa domattina».
ARBITRI E POLEMICHE – Inevitabile che le domande seguenti riguardino i recenti torti arbitrali subiti dalla squadra. «Il mio allenatore aveva fatto considerazioni dure sui direttori di gara, io ho smorzato i toni a novembre con una nota che diceva di voler accompagnare la crescita di una classe arbitrale già piena di conflitti interni. Non ho voluto delegittimare nessuno. Poi, però, abbiamo ricevuto una serie di episodi a sfavore che dimostrano una difformità nelle interpretazioni: fuorigioco, fallo di mano, immediatezza, sono tutte aree grigie. Come uomo delle istituzioni ho mandato una lettera ufficiale alla Lega, corretta nei modi, per evidenziare che il sistema stia perdendo di credibilità. Non mi hanno risposto. Vorrà dire che faremo valere le nostre ragioni in altre sedi». I toni si alzano e il numero uno biancoceleste è furioso. «La Lazio in questo momento è la più penalizzata e il sistema – per come concepito – non tiene più. Ad un esame oggettivo, ci hanno tolto 8 o 9 punti reali, non finti. Con quei punti noi saremmo in alto.
Io non parlo né di complotti né di teoremi contro di noi, ma pongo un problema. Sarà una casualità, non entro nel merito. Ma il sistema deve funzionare in modo trasparente e uguale per tutti».
SARRI E IL MERCATO – Dopo aver perso Castellanos e Guendouzi, la Lazio ha acquistato immediatamente l’attaccante Petar Ratkov dal Salisburgo e il centrocampista dell’Ajax Kenneth Taylor, già sbarcati a Roma. «Il tema non è quello di accontentare Sarri. La società è rappresentata dal proprietario, che elargisce le risorse e allestisce la squadra. Il tecnico non chiede i nomi, ma le caratteristiche dei potenziali innesti. I ragazzi già in rosa non possono essere mortificati, tra grandi difficoltà si sono dimostrati attaccati alla maglia. Non abbiamo mai giocato in cinque mesi con l’organico a pieno regime», ha ricordato. «Castellanos e Guendouzi volevano andare via già in estate e li abbiamo lasciati andare. Si sono comportati in modo esemplare, dando tutto in campo. Nella Lazio c’è programmazione, stiamo ringiovanendo la rosa comprando 22enni al posto dei 30enni. La nostra talent room scandaglia migliaia di calciatori e sa cosa deve fare. La Lazio deve essere ritenuta dai calciatori un punto di arrivo e non di partenza». Sarri, però, ha detto di non conoscere il nuovo centravanti serbo. «Sarri fa l’allenatore, non può conoscere tutti. Il mister non è stato polemico. Qualcuno conosceva Milinkovic? Forse ho sbagliato io a non vendere prima Sergej per i 140 milioni che mi avevano offerto. Maurizio è un fuoriclasse nella formazione dei giovani, nessuno sa valorizzare e trasformare i calciatori come lui», ha ammesso.
I SINGOLI – Lotito non si sbilancia su eventuali nuovi acquisti, ma parla apertamente dell’imminente innesto della Roma Giacomo Raspadori, pupillo di Sarri, e torna sul mercato dell’estate scorsa, quando affermò che alla Lazio sarebbe arrivato un calciatore «dieci volte più forte di Greenwood», poi accasatosi al Marsiglia e oggi capocannoniere del campionato francese. «Faremo ciò che serve per preservare la storia. Chi vuole che io vada via deve capire che la società non è in vendita e io non me ne andrò. Arriverà chi deciderò io, Sarri allenerà i calciatori che riterremo giusto acquistare. Alcuni calciatori (si riferisce a Raspadori, ndr) non hanno voluto venire alla Lazio pur essendo stati contattati. Raspadori secondo voi è Maradona? A Madrid non ha mai giocato! Vedremo chi avrà avuto ragione. Greenwood non è voluto venire alla Lazio e la colpa è dell’ambiente, che crea caos: i calciatori preferiscono posti più tranquilli», ha concluso al termine di quasi venticinque minuti di intervista.
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