05.01.2026
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Politics

Ucraina, dall’Italia forniture sia militari che sanitarie. Più tutele per gli inviati di guerra


E alla fine, habemus textum. Dopo una serie sfibrante di stop and go, il decreto per prorogare gli aiuti all’Ucraina anche nel 2026 è stato approvato ieri in un Consiglio dei ministri rapido e indolore. L’ultimo dell’anno, concluso tra sorrisi, baci e abbracci. Ma a dare disco verde a un provvedimento arrivato in zona Cesarini — complici non solo le frizioni della Lega, ma anche i negoziati in corso con la regia di Donald Trump — mancavano i due ministri che hanno giocato un ruolo decisivo per trovare un punto di caduta che mettesse tutti d’accordo: il responsabile della Difesa Guido Crosetto, che sugli aiuti a Kiev ha sempre tenuto la barra dritta e ieri era assente perché impegnato all’estero, e il vicepremier Matteo Salvini, l’eterno Bastian contrario degli aiuti militari all’Ucraina, “latitante” in Cdm per «motivi personali», spergiurano da via Bellerio. Ma se a pensar male si fa peccato, a volte ci si azzecca. E l’idea che il leader del Carroccio, nonostante l’intesa raggiunta sul testo, abbia preferito disertare per prendere le distanze da un dl che resta comunque inviso ai suoi — al netto degli equilibri lessicali del testo — alla fine attraversa i più.

TAJANI MINIMIZZA

Scansa ogni malizia avanzata dai cronisti l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Salvini? «no», non era assente in polemica con il dl, «c’era Giorgetti, c’erano i ministri della Lega», e il provvedimento della discordia — quanto meno alla luce del tira e molla che lo ha accompagnato — «lo hanno approvato» anche loro, fa notare il titolare della Farnesina. Ma al netto dell’assenza di Salvini, la Lega marca comunque le distanze. A stretto giro dalla fine del Cdm, una nota di via Bellerio rimarca — e fin qui nulla di strano — la «soddisfazione perché i suggerimenti della Lega sono stati recepiti». Ma, e qui suonano le dolenti note, il partito di Salvini invita a tenere un canale aperto anche con Mosca. Ai fini della pace, mette infatti nero su bianco, «sarà utile avere interlocuzioni con tutte le parti coinvolte, comprese le istituzioni russe». Con l’Italia che «può e deve avere un ruolo centrale nella via del ritorno alla pace». Come se non bastasse, a rincarare la dose ci pensa il vice-segretario della Lega Roberto Vannacci, che accusa il governo di aver approvato un dl che garantisce «la prosecuzione di una guerra persa», ribadendo il «no a ulteriori armi a Kiev, no a truppe italiane in Ucraina, no a ulteriori fondi distratti a sanità, sicurezza, lavoro, pensioni, infrastrutture, scuola e ricerca per continuare a versarli a chi, fra l’altro, li scialacqua in gabinetti d’oro, ville di lusso, yacht e serate con prostitute». Segue l’auspicio che il Parlamento non approvi il decreto, speranza che, se si avverasse, per il governo segnerebbe la Caporetto.

IL TESTO

Ma veniamo al testo del dl, che si è per forza di cose dilatato rispetto al passato, passando da un articolo a tre. L’Italia continuerà a inviare «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari», con «priorità» — e questo passaggio segna il cambio di passo semantico chiesto dalla Lega rispetto ai dl precedenti — «per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici». Il dl rinnova poi fino al 4 marzo 2027 «i permessi di soggiorno per protezione speciale» ai cittadini ucraini già presenti in Italia prima dello scoppio del conflitto e per quelli sfollati dopo l’incursione russa. Altra novità rispetto al passato, l’obbligo di assistenza assicurativa per i cronisti freelance che operano negli scenari di guerra: gli editori potranno chiedere un contributo al dipartimento per l’Editoria di Palazzo Chigi. Il budget ammonta a 600mila euro e ogni testata potrà ottenere fino a 60mila euro per coprire le spese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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