02.01.2026
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Economy

«Ora non sono più periferia d’Europa, lo spread calerà ancora»


Italia e Spagna non sono più la periferia dell’Europa. Almeno per quanto riguarda il costo del debito sul mercato. A dirlo è il Financial Times. Secondo il quotidiano britannico, specchio della finanza della City londinese, i titoli di Stato dei rispettivi Paesi si rafforzeranno ulteriormente nel 2026 e lo spread con i Bund tedeschi continuerà a scendere (visto il rigore italiano sui conti pubblici nel quadro di un governo stabile da una parte e la forte crescita spagnola dall’altra). Mentre Paesi considerati storicamente sicuri (non solo la Germania, ma anche Francia, Austria e Belgio) vedono aumentare debito, deficit e costo delle obbligazioni. Insomma, secondo il quotidiano, chi era la Cenerentola diventa il maestro e viceversa. In un clima di generale forte preoccupazione per l’aumento del debito nell’Eurozona.

Il rendimento extra del debito italiano a 10 anni rispetto ai titoli di Stato tedeschi si è ridotto a 70 punti base questo mese, il livello più basso dalla fine del 2009. Mentre lo slancio del Pil spagnolo (il migliore in tutta Europa) ha contribuito a ridurre il differenziale di rendimento a 10 anni con la Germania a meno di 50 punti base. Si tratta del livello più basso da prima della crisi dell’Eurozona nel 2011, quando l’elevato debito pubblico fece aumentare i costi di finanziamento di entrambi i Paesi e fece temere una possibile disgregazione del blocco monetario.

IL PARAGONE

I gestori di fondi, come segnala il quotidiano, hanno iniziato ad apprezzare il debito italiano e spagnolo nel contesto di una generale ripresa economica dell’Europa meridionale, sostenendo che non ha più senso classificare tali debitori come la «periferia» più rischiosa dell’Eurozona. Contemporaneamente, un deficit di bilancio enorme e le turbolenze politiche in Francia – tradizionalmente considerata una delle economie più sicure in Europa – hanno spinto i costi di indebitamento al di sopra di quelli della Spagna.

Le agenzie di credito, tra cui S&P, prevedono che il rapporto debito/Pil di Parigi raggiungerà il 120% nei prossimi anni (vicino a quello italiano, che nel 2030 è previsto dal Fondo monetario internazionale al 137%). Persino la Germania, di fatto il porto sicuro dell’area dell’euro, è stata oggetto di una rivalutazione da parte dei mercati dopo aver lanciato un piano di spesa da mille miliardi di euro in Difesa e Infrastrutture. Secondo gli analisti, quindi, ora gli spread dei titoli di Stato di Roma e Madrid rispetto ai Bund tedeschi si restringeranno ulteriormente il prossimo anno.

Portando quello dell’Italia a 50-60 punti base e quello della Spagna a 30-40 punti base. Un livello così basso che ad esempio Madrid si è potuta permettere di rifiutare i prestiti forniti da Bruxelles per il suo Pnrr, visto che lo Stato iberico riesce a finanziarsi da solo sui mercati a un costo equivalente o addirittura inferiore.

LO SLANCIO

La Spagna, sottolineano gli esperti del Ft, è poi destinata a diventare l’economia avanzata in più rapida crescita al mondo per il secondo anno consecutivo. Grazie a una combinazione virtuosa di gestione dell’immigrazione, turismo, bassi costi energetici e fondi europei, infatti, il Pil dello Stato guidato dal governo di Pedro Sanchez salirà quest’anno del 2,9%, mentre il deficit calerà al 2,5%. L’economia italiana, sottolineano dal Financial Times, è molto più lenta, con una crescita prevista al di sotto dell’1% del Pil almeno fino al 2027. Roma, nell’opinione degli investitori, sta però raccogliendo i frutti degli sforzi degli ultimi dieci anni per limitare l’evasione fiscale, il che sta aumentando la riscossione delle Entrate.

Investitori che dicono anche di «apprezzare il governo italiano sul fronte dell’impegno nella riduzione del deficit», che scenderà nel 2025, più velocemente del previsto, sotto la soglia del 3% imposta dall’Ue, facendoci uscire dalla procedura di infrazione. Questo «nonostante le pressioni dei lavoratori, alle prese con la contrazione del costo della vita, per aumentare i salari». Pressione a cui l’esecutivo, secondo gli esperti, deve ancora una risposta strutturale, vista la forte riduzione dei salari reali (-8,8%) negli ultimi quattro anni.

In termini assoluti, i costi di indebitamento in Italia e Spagna rimangono elevati rispetto al periodo di tassi di interesse molto bassi o negativi registrato durante la pandemia di Covid. Tuttavia, il fatto che queste obbligazioni siano scambiate a prezzi vicini a Francia, Germania e Paesi cosiddetti “frugali”, le fa entrare in un regime diverso, aprendole a una domanda globale più ampia. Insomma, perfino le banche centrali extraeuropee, di solito molto caute, potrebbero iniziare a considerare anche Italia o Spagna quando investono le loro riserve estere.


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