02.01.2026
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Politics

Manovra, notte bianca in Parlamento tra caffè, scontri e passeggiate nel Transatlantico: ecco cosa è successo


La legge di Bilancio chiama e i deputati della Camera rispondono. E lo fanno senza badare all’orologio (o quasi). Sono le 22 a Montecitorio quando, dopo i 219 sì che segnano il primo via libera alla manovra, si torna tra i banchi per una lunga maratona fatta di ordini del giorno. 239 in tutto, sufficienti a tenere le luci dell’Aula accese fino alle 4:30 del mattino. Una corsa contro il tempo per scongiurare il rischio di esercizio provvisorio, che incombe sulla Camera proprio dietro l’angolo, nascosto tra le centinaia di odg presentate dalle opposizioni per rispondere a una manovra arrivata blindata in Parlamento.

La seduta fiume

Una seduta fiume, destinata a proseguire ad oltranza, a colpi di una maratona oratoria senza pause.

Avanti tutta, dunque, tra pareri favorevoli, contrari o favorevoli con riformulazione. È così che il governo può esprimersi sugli ordini del giorno: il parere favorevole — come nel caso dell’odg della Lega sulle pensioni — equivale a un via libera automatico e non richiede votazione; il parere contrario consente comunque ai proponenti di chiedere il voto; mentre nel caso di parere favorevole con riformulazione, spetta al firmatario decidere se accettare la versione rivista dall’esecutivo o respingerla, rimandando anche in questo caso la decisione all’Aula.

Ma torniamo alla nottata appena trascorsa. Una notte fatta di caffè, sfottò e passeggiate nel Transatlantico. È già notte fonda quando arriva il primo blitz delle opposizioni sul fronte delle armi. Tra i banchi risuonano le voci di Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, che presentano due emendamenti identici: «Tagliare 8 miliardi di euro dalle spese militari», sintetizza il leader di Avs. Lo incalza l’ex premier: «Questo emendamento invita la maggioranza e il governo a mettere i soldi dove ce lo chiedono gli italiani. Votiamolo insieme, nell’interesse dell’Italia». Nulla basta per l’approvazione: emendamento bocciato. 

La notte incalza, l’attenzione si dissolve e, tra un giro alla buvette e una chiacchiera nei corridoi, le discussioni proseguono. Se tra i banchi dell’emiciclo occupati dalla maggioranza si respira una certa tranquillità, dalla parte opposta dell’Aula è tutto un lavorio: le opposizioni sono pronte a dare battaglia nella notte più lunga dell’anno.
A scuotere l’Aula ci pensano Gianni Cuperlo e il suo intervento sui tagli al cinema. «Quando un giorno è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato, un giorno in più per amare, per sognare e per vivere», esordisce il deputato Pd. Con un suo odg chiede più fondi per le maestranze del cinema e ironizza su «pellicole che il mercato attende con qualche impazienza», citando titoli immaginari come Natale ad Atreju, Dante Alighieri e la Repubblica sociale, Peter Pan a Pontida e la serie, coprodotta da Netflix, Pasolini e La Russa, biografie parallele. Applausi scroscianti dai banchi del Pd e, qua e là, anche dalla maggioranza qualcuno fatica a trattenere una risata.  

Scontri e odg

Poi, quando l’atmosfera torna seria, Giuseppe Conte ci riprova. Mezzanotte è ormai  ampiamente passata quando il leader pentastellato tenta il secondo blitz sulle armi, questa volta con un suo odg: «Invito tutti a ritirare le firme messe irresponsabilmente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il riarmo. Sono firme che schiaffeggiano gli italiani», tuona. Anche in questo caso, però, l’esito non cambia: l’odg viene respinto con 216 no, a fronte di 43 sì e 55 astenuti. Poi una pausa tecnica. Seduta sospesa per dieci minuti. Alle 1:20 si riprende per il rush finale, tutto targato quasi  interamente Movimento 5 Stelle. Una corsa lunga quasi tre ore, che si chiuderà solo intorno alle 4:30 del mattino. Il bilancio della notte è netto: tutti gli ordini del giorno con parere negativo del governo vengono respinti dall’Aula. 
La corsa per l’approvazione della legge di Bilancio, però, non è ancora finita. All’appello manca ancora l’ultimo sì, quello che darà il via ufficiale alla legge di Bilancio 2026.


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