29.10.2026
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Politics

«Eravamo gli ultimi della classe, adesso siamo passati tra i primi»


Ministro Tajani, ieri il sì alla Manovra. Il suo bilancio?

«Sono soddisfatto della manovra, fatta nel rispetto dei limiti economici e finanziari che sono ben chiari a tutti. Soprattutto siamo fuori dalla procedura d’infrazione europea e questo dà credibilità all’Italia. Come Forza Italia, siamo soddisfatti di alcune misure in particolare».

Quali misure giudica più importanti?

«Il sostegno al ceto medio, con l’abbattimento dell’Irpef dal 35 al 33% fino a 50 mila euro; sostegno alle imprese con l’iperammortamento, abbiamo difeso la prima casa sia escludendola dall’Isee che limitando l’aumento della tassazione per gli affitti brevi. Su banche e assicurazioni si è giunti a un accordo: è giusto che diano un contributo, ma abbiamo evitato azioni coercitive e il concetto degli «extraprofitti». Ha prevalso il buonsenso. In più, oltre 7 miliardi sulla sanità, detassazione degli aumenti contrattuali e degli straordinari, rinvio di sugar tax e plastic tax».

Per l’anno prossimo, che obiettivi vi ponete?

«Vogliamo allargare a 60 mila euro la platea per l’abbassamento dell’Irpef. E sostenere la capacità di attrarre investimenti, perché solo così possiamo ottenere crescita e più posti di lavoro. Siamo al più basso livello di disoccupazione. L’occupazione sale, lo spread cala, abbiamo lavorato per aumentare i salari tra i nuovi contratti a statali, scuola, militari».

L’Italia torna centrale a livello internazionale?

«Eravamo gli ultimi della classe, ora siamo fra i primi: seconda industria manifatturiera in Europa, quarta potenza commerciale al mondo. Tutto ciò è frutto della stabilità e della serietà dell’azione di governo: senza tempo per pianificare, non si va da nessuna parte».

La Lega sembra turbolenta. Salvini assente all’ultimo Cdm.

«Possiamo avere problemi, ma siamo tre partiti diversi: l’importante è fare sintesi. C’erano tutti i ministri leghisti, non credo Salvini volesse prendere le distanze. Chi si divide è il centrosinistra, non noi».

Le divisioni nel centrosinistra?

«Fra di loro le divisioni sono profondissime, si inseguono sull’estrema sinistra. Noi puntiamo al centro».

Decreto Ucraina: spera sia l’ultimo sugli aiuti militari?

«Abbiamo sempre fornito aiuti all’Ucraina e continueremo finché necessario: per noi è una battaglia di libertà. Speriamo che la guerra finisca il prima possibile: sosteniamo gli sforzi americani, anche se un accordo non è facile».

Ipotesi di zona di rispetto nel Donbass?

«I nodi sono Donbass e Zaporizhzhia. Le ipotesi sono molteplici, difficile capire quali realizzabili».

A Gaza, la tregua regge?

«Ora serve la fase due del cessate il fuoco: fare un passo indietro ad Hamas, far capire a Netanyahu che non può occupare la Cisgiordania. L’Italia è pronta: addestrare la polizia palestinese, supportare la popolazione, accogliere studenti e profughi. L’Italia è amica di Israele ma vuole uno stato per i palestinesi. Vogliamo la pace e Hamas è contraria alla pace».

Che effetto le fanno le inchieste sulle associazioni pro-Pal che finanziavano Hamas?

«Mi pare ci siano prove incontrovertibili, i legami con Hamas, i finanziamenti e molto altro».

Alcuni colleghi del centrosinistra hanno incontrato Hannoun, accusato di essere referente Hamas in Italia. Come giudica?

«Credo che abbiano agito con superficialità».

Attese per il 2026?

«Lavorare sull’economia e impegnarci per il Sì al referendum sulla giustizia. Non è un voto sul governo, ma per maggiori garanzie ai cittadini».

Sarà come il referendum del 2016 di Renzi?

«Non c’era nessuna intenzione di farne un voto sul governo. Poi c’è la legge elettorale: proporzionale, sul modello delle regioni, con premio di maggioranza».

Andrete avanti anche senza il centrosinistra?

«Ne discuteremo, nessuno vuole escludere il centrosinistra. Ma la riforma va fatta: con il taglio dei parlamentari, il proporzionale rappresenterebbe meglio i territori».

Forza Italia punta al centro, teme movimenti nel centrosinistra?

«Il centro del centrosinistra non esiste, non vedo grandi progetti. Forza Italia vuole aggregare forze liberali, popolari, centriste».

Prossime iniziative?

«Tre eventi a Roma, Milano e Napoli in gennaio, per l’anniversario della discesa in campo di Berlusconi. Sulla giustizia, la libertà dalla povertà e la libertà di impresa. A Milano ci sarà Carlo Calenda, a Roma Maurizio Turco, segretario del partito radicale».

Altri avvicinamenti in corso?

«Con Calenda abbiamo molti punti in comune, vorremmo lavorare a un accordo per candidati civici nelle comunali di Milano, Torino e Roma».

Il ruolo dei fratelli Berlusconi?

«Sono persone importantissime, nostri amici, saremmo felici se scendessero in campo. I loro consigli sono sempre utili: il legame tra Forza Italia e la famiglia Berlusconi è indissolubile».


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