Un anno fa, nel tradizionale messaggio di fine anno, Sergio Mattarella concluse con una frase potente: «La speranza siamo noi». Con queste parole, il capo dello Stato ha lanciato un invito all’azione, chiedendo di superare l’indifferenza e la rassegnazione che portano spesso all’astensionismo, protagonista di molte tornate elettorali.
Questo appello verrà ripetuto anche nel discorso di San Silvestro di quest’anno, l’undicesimo da presidente della Repubblica, con un’attenzione particolare rivolta ai giovani. Mattarella esorterà le nuove generazioni a prendersi cura del proprio futuro e di quello del Paese, proprio mentre la Repubblica si appresta a celebrare l’ottantesimo anniversario dal 2 giugno 1946, giornata fondativa in cui gli italiani scelsero la repubblica e posero le basi per la Costituzione.
La scelta, il contesto e la scrittura del discorso
Il discorso, previsto di circa quindici minuti, è stato preparato con cura a partire da lunedì e sarà pronunciato in piedi, come lo scorso anno, con lo Studio alla Vetrata come sfondo. L’appuntamento è a reti unificate alle 20:30. La politica interna sarà presente in misura limitata: Mattarella si rivolgerà direttamente ai cittadini per tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso, segnato tra l’altro dall’elezione di un nuovo Pontefice, Leone XIV, cui il presidente rivolgerà un saluto.
Pace, coesione e un futuro da costruire insieme
Non mancheranno riferimenti allo scenario internazionale, dalla tregua fragile in Medio Oriente al conflitto in Ucraina. Il presidente ribadirà l’urgenza di una pace «giusta, equa e duratura», sottolineando la necessità di sostenere il popolo ucraino e spiegando le ragioni della posizione europea e occidentale, anche di fronte allo scetticismo di parte dell’opinione pubblica italiana.
Il cuore del messaggio sarà la coesione sociale. Mattarella, pochi giorni fa, aveva invitato a riflettere sulla parola «insieme»: «È l’antidoto alla sfiducia verso il futuro. Insieme vuol dire popolo. Significa partecipazione alla vita collettiva». Il presidente incoraggia la partecipazione e l’impegno civico, soprattutto tra i giovani. Nonostante molti ragazzi siano attivi su grandi temi come ambiente e pace, fra i 18 e i 34 anni l’astensionismo elettorale supera il 56% e arriva fino al 70% tra i redditi più bassi.
L’appello ai giovani: ereditare e innovare
È alle nuove generazioni che Mattarella rivolge il suo invito: non chiudersi in sé stessi, ma prendere in mano il destino personale e collettivo, proprio come fecero i giovani della Resistenza e della Costituente quasi ottant’anni fa. Nilde Iotti aveva solo 26 anni, Teresa Mattei 25; esempi di un Parlamento che allora fu il più giovane della storia italiana.
Mattarella è convinto che solo «insieme» la società può progredire: giovani e anziani, donne e uomini, con l’impegno delle istituzioni e la partecipazione dei cittadini. E l’Italia, come sempre, dovrà muoversi «insieme» all’Unione europea, rappresentata nel discorso dal vessillo europeo accanto al tricolore e senza spazio per passi indietro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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