Indossano cappello e guanti di lana, eppure al sole si percepiscono oltre 20 gradi. Stefania Belmondo e Armin Zöggeler sono i primi due tedofori italiani di Milano-Cortina. Lei compie il tragitto dal museo archeologico fino alla stele di Pierre de Coubertin insieme a Petros Gkaidatzis, lui sale le scale verso l’Accademia. Entrambi sanno cosa significa conquistare l’alloro olimpico e rimettersi in gioco dopo un infortunio, cosi sembra davvero uno strano gioco del destino il fatto che mentre la fondista e lo slittinista del passato stiano trasportando il simbolo di pace, la più forte sciatrice italiana del presente si rimetta in marcia, dopo aver smaltito i postumi di un incidente che avrebbe anche potuto spezzarle la carriera, tornando di colpo ad alimentare il sogno a cinque cerchi.
IL FUOCO
Da Olimpia a Cervinia, nel segno di Federica Brignone. Una linea ideale collega questo angolo di Elide con le Alpi valdostane, perche qui si accende il fuoco esteriore, lì si rimette in circolo una fiamma interiore che dovrà portare la Tigre di La Salle a ruggire di nuovo. Otto mesi dopo l’incidente la carabiniera calza i suoi adorati attrezzi del mestiere, tornando a essere un’atleta, circostanza che era stata messa in discussione nelle settimane successive al botto. Duecentotrentasette giorni dopo lo schianto agli Assoluti, il ricordo, almeno a livello mentale, delle fratture a piatto tibiale e testa del perone della gamba sinistra e della rottura del legamento crociato del ginocchio è cancellato. Sul corpo invece restano le cicatrici, strisce di pelle ricucita sulle quali edificare il muro della rinascita. Un nuovo capitolo da scrivere mattoncino dopo mattoncino, fino a ricomporre il disegno completo.
RECUPERO
La detentrice della coppa del mondo ha completato la prima parte della rieducazione fisica al JMedical di Torino, ottenendo il via libera da parte della Commissione medica della Fisi per procedere ulteriormente nel suo piano di recupero, che prevede l’aggiunta di lavoro in pista. Così ieri si è presentata sulla neve di Cervinia, dove ha compiuto qualche discesa con sci da turismo, accompagnata dai tecnici federali. “Lo scopo in questa fase — si legge in una nota federale — è quello di aggiungere stabilità e fiducia al percorso, obiettivi che la campionessa valdostana perseguirà anche nelle prossime settimane, dove alternerà fasi di carico in palestra ad ulteriori giornate in pista”. Il dado è tratto, adesso occorre consolidare giorno dopo giorno i miglioramenti. Adelante, ma con giudizio. Intanto la caduta della Val di Fassa è il passato, il presente è una donna sorridente mentre scivola sul manto candido di casa, il futuro qualcosa di bello da scrivere facendosi ispirare dai miti di Olimpia. Qui, dove tutto nacque nel 776 avanti Cristo, non sono amanti di neve e ghiaccio, ma tifano comunque per chi tra una settantina di giorni allieterà il mondo sulle montagne italiane. Serve tanta fede e Fede ce l’ha, con o senza cappello e guanti di lana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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