Cresciuta a Zurigo nella casa del mercante d’arte Bruno Bischofberger, tra tele di Warhol, Basquiat e Clemente, Cora Sheibani ha imparato presto a guardare ogni cosa come fosse già un’opera d’arte. In quell’universo di forme e colori, dove l’ordinario poteva trasformarsi all’istante in immaginazione, si è formato lo sguardo con cui oggi osserva il mondo. Nei suoi gioielli quella lezione riaffiora in modo naturale: non come estetica citata, ma come atteggiamento verso la materia, un modo di trasformare la quotidianità in poesia visiva.
LA FILOSOFIA
Stabilitasi a Londra, dopo gli studi in storia dell’arte alla New York University e quelli in gemmologia al Gia, Sheibani ha trovato nella gioielleria il linguaggio in cui far convivere disciplina e libertà. «Sono una gioielliera contemporanea», ha spiegato più volte. «Uso materiali tradizionali per creare pezzi diversi, espressione di una passione per il colore e il design». La sua è una definizione programmatica, distante da ogni retorica, che racconta un mestiere fondato su una manualità concreta e su una visione personale mai gridata.
Disegna tutto a mano, costruisce i prototipi in Svizzera e affida la produzione a laboratori europei d’eccellenza. I suoi pezzi non nascono per essere “da vetrina” ma per vivere, muoversi, accompagnare chi li indossa. «Mi interessa la naturalezza», ha continuato. «Un gioiello deve valorizzare la persona, non imporsi su di lei». È una filosofia che ha guidato ogni collezione dal suo debutto nel 2002, quando la designer ha scelto di seguire una strada indipendente, libera da vincoli di mercato.
Le sue otto collezioni formano un atlante intimo di ricordi, suggestioni artistiche, visioni domestiche. La prima, Copper Mould del 2008, nasce dalle merende d’infanzia al Café Schober. Quelle forme morbide e familiari diventano anelli e pendenti scolpiti in oro, ebano, crisoprasio e diamanti, accesi da rubini e spinelli “ciliegia”. Con Clouds with a Silver Lining, Sheibani torna invece ai cieli di Mumbai, che l’hanno segnata durante un viaggio giovanile: nuvole irregolari in argento, opali lattiginosi e zaffiri blu costruiscono un paesaggio in miniatura che brilla come un ricordo.
Nel 2015 arriva Color & Contradiction, collezione-manifesto che gioca sui contrasti: metallo sfaccettato accanto a pietre levigate, rigore geometrico accostato a forme più morbide. Una tensione creativa che diventa metodo. Due anni dopo nasce Eyes, ispirata al potere simbolico dell’occhio nella cultura mediterranea, ma anche al segno pittorico dei ritratti di Picasso. «Mi piace quando un oggetto ti osserva», ha confessato la stilista. «Ti ricorda che la bellezza è anche un dialogo».
LO STUDIO
Durante la pandemia, il giardino di casa diventa il suo studio a cielo aperto. Da quel tempo lento e sospeso prende vita Pottering Around: vasi in miniatura e fiori immaginari, realizzati in titanio anodizzato, quarzo fumé e ciottoli scolpiti, protagonisti di una collezione che parla di cura, pazienza e osservazione. Sheibani racconta che «l’idea è nata dal bisogno di proteggere la leggerezza», una frase che sembra riassumere l’essenza del suo lavoro.
Ogni progetto, per lei, è una metamorfosi continua. «Non considero mai una collezione veramente finita, una pietra trovata per caso può cambiare tutto. Mi piace la libertà di non dover dare un senso a tutto». Anche il suo rapporto con i propri gioielli si evolve nel tempo. «Il mio preferito cambia spesso», ha ammesso, «ma oggi è la spilla Tetris Jabot, in oro giallo 18 carati con ametiste e citrini tagliati su misura. Racconta la mia passione per la storia, per la gemmologia e per il colore».
Il suo lavoro rivendica una delicatezza ostinata: un modo di ripristinare alle forme un’immediatezza che spesso la gioielleria perde nella ricerca della perfezione assoluta.
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